CINICI E VINCENTI!

Il cinismo di una grande.  Quanti avessero pensato fino a ieri pomeriggio che Rafa Benitez non fosse un tecnico adattabile alla realtà calcistica del calcio italiano , oggi dovrebbero sicuramente rivedere le proprie convinzioni. Il Napoli , andato in scena all’Olimpico ieri sera , ha smentito tutti , persino i più pessimisti , che già immaginavano un tracollo psicologico degli azzurri dopo l’immeritata sconfitta interna patita contro la Juventus. Cambia faccia il Napoli , cambia anche impostazione in campo : non più propositivo ma sbadato e sfilacciato tra i reparti , bensì guardingo e serrato nella propria metà campo , in attesa di sferrare la zampata micidiale in contropiede . Un Napoli , insomma , che piacerebbe a quanti fino ad ora non hanno mai nascosto di sentire la malinconia del tipico “calcio all’italiana” , rimpiangendo ex tecnici , ad oggi però a spasso. Prima di essere un tecnico di spessore , Rafa Benitez è un uomo dall’intelligenza sopraffina: da tempo ha capito che le sue idee tattiche difficilmente potranno essere attuate in una società che non intende investire pesantemente in determinati settori del campo. Quindi , onde evitare di passare ingiustamente come capro espiatorio dell’eventuale fallimento di un progetto mai veramente decollato , è stato costretto a rivedere parzialmente il suo credo. Con i medesimi risultati. Ovvero la vittoria. Meno qualità in attacco , più sostanza con la coppia Gargano-Lopez a far legna e proteggere una difesa finalmente imbattuta e con un Raul Albiol nuovamente sugli scudi , da vero leader del reparto. Sulla fascia sinistra , ottimo debutto di Strinic , giocatore lineare e pratico , attentissimo in fase difensiva ( annientare un giocatore come Candreva nel giorno dell’esordio non è roba da poco) , sufficiente anche la sua spinta offensiva. L’altra notizia che fa scalpore è la rinuncia al capitano Marek Hamsik , ormai sempre più lontano parente del giocatore prodigio ammirato due stagioni fa. De Guzman , sebbene non sia un fenomeno e non abbia disputato chissà quale grande partita , risulta essere giocatore preziosissimo , laddove utile in tutti i ruoli dietro la prima punta ; lavoro che porta a termine sempre con grande spirito di abnegazione e con risultati tutto sommato apprezzabili. E poco incidono le prestazioni opache di Mertens e Callejon quando hai tra le file un Higuain rabbioso ed in giornata di grazia. Perché , quando El Pipa gira , sai benissimo che la partita la inizi già in vantaggio di almeno una rete. Il risultato è stato un Napoli meno brillante in fase offensiva , ma coraggioso ed attento negli altri reparti , pronto a ripartire in velocità ,  sfiorando il raddoppio in più occasioni e soffrendo pochissimo nella ripresa le iniziative biancocelesti. Ma questo Napoli “ all’italiana” ha fatto paradossalmente storcere la bocca proprio a chi invocava maggior equilibrio fino ad una settimana fa.  Per la serie : l’erba cattiva non muore mai. A Napoli poi , figuriamoci.


La squadra vince , la società no.  Ma se la squadra vince su un campo difficilissimo e conquista tre punti fondamentali in chiave qualificazione Champions , lo stesso non può sicuramente dirsi della società. La gara di ieri ha dato segnali chiari a De Laurentiis e Bigon : Jorgihno , Inler ed Hamsik fuori dall’undici iniziale. Oltre cinquanta milioni di euro seduti in panchina. Un segnale che fa sicuramente riflettere e poco convincenti appaiono le dichiarazioni rese dal direttore sportivo azzurro , che in settimana aveva confermato la fiducia a tutta la rosa , in particolar modo al nazionale svizzero. Se Hamsik si conferma ad oggi elemento irritante ( pessimi e svogliati i suoi venti minuti nel finale di gara) e se Jorgihno ha fatto comunque intravedere ottime cose lo scorso campionato , lo stesso non può dirsi per Inler. Ormai l’ex Udinese è fuori da cinque turni , con Benitez che non gli concede ormai più nemmeno uno scorcio di partita verso la fine. Probabilmente lo rivedremo in coppia con Gargano in Coppa Italia proprio contro la sua ex compagine , attesa la squalifica dell’uruguagio in campionato e la conseguente ostica gara interna degli azzurri contro il Genoa del successivo lunedì sera. Troppo poco per un elemento pagato quasi venti milioni di euro , mai sbocciato definitivamente nella realtà napoletana e scalzato oggi da tutti i mediani della rosa. La cessione appare ormai doverosa , anche perché spesso il Napoli in quella zona del campo ha palesato comunque limiti che l’acquisto di un mediano , che sappia svolgere degnamente le due fasi , riuscirebbe a sopperire. Non ci vuole sicuramente un titolo di studi per capire che , per alcuni azzurri , l’avventura in maglia napoletana ormai sembra volta a termine. Stesso discorso vale per Marek Hamsik , ma dilungarsi sullo slovacco sarebbe un’inutile ripetizione di quanto già detto in precedenza. Sarebbe opportuno , alcune volte , anche per tutelare quanto di buono fatto in passato , rendersi conto che i cicli possono esaurirsi e salutarsi , ringraziandosi , da ottimi amici.

NICOLA MOSCATO

 

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