CHE QUALCUNO “MANDI” VIA LUI

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C’è un signore insopportabile, stipendiato da una tv privata nazionale, che ogni domenica si permette il lusso di pontificare sui più svariati argomenti dimostrando di non capire un’acca di un bel niente. Come se non bastasse, questa persona risulta oltremodo irritante nelle sue esternazioni, sempre estreme solo per il semplice gusto di esserlo, anche quando i fatti non meriterebbero osservazioni iperboliche. Ebbene, esiste un uomo capace di mettere d’accordo proprio chiunque, dal giornalista più morigerato all’urlatore più disgustosamente eccessivo. Il suo nome è Maurizio Zamparini, uno che con le sue azioni sconsiderate riesce a mettere tutti dalla stessa parte: contro di lui.

 

In una popolarissima trasmissione della domenica sera, quell’odioso signore ha appreso del probabile esonero di Walter Zenga e si è sentito in diritto di affermare che il presidente del Palermo supera di gran lunga la soglia della follia. Colpo di scena, aveva ragione lui. Sì, perché Zamparini ancora una volta si dimostra matto da legare dando il benservito dopo una decina di partite ad un tecnico per il quale soltanto qualche mese fa stravedeva. Una manciata di gare nelle quali peraltro l’Uomo Ragno non è stato neanche così disastroso. È vero che non ha mantenuto le promesse della vigilia, ma sinceramente i proclami di scudetto sarebbero parsi nient’altro che provocatori perfino ad un neonato. Inverosimile che Mister Mandi l’abbia preso in parola, salvo poi restarci male quando la vetta è sembrata sempre più lontana. Per la rosa a disposizione un piazzamento Uefa sarebbe stato già molto; da quell’obiettivo i siciliani sono lontani attualmente solo quattro punti. E fino a qualche settimana fa ci erano ampiamente dentro. Non possono, non devono bastare un paio di prestazioni deludenti per mandare a farsi benedire un progetto avviato solo quest’estate. Non si può pensare che tutti abbiano lo stesso impatto su una squadra appena presa in mano e corroborata da ragazzi soprattutto stranieri che hanno bisogno di un minimo di tempo per integrarsi nel gruppo. È follia allo stato puro pretendere che una squadra come il Palermo, dati anche i presupposti sopra citati, fosse molto più in alto di quanto non sia adesso. Fino al mese scorso Zenga era quarto (anche terzo) e aveva lanciato giovani del calibro di Sirigu e Pastore togliendosi anche sfizi pesanti come demolire la Juve dopo aver cambiato assetto in corsa. Un inizio non scintillante ma sicuramente promettente, che non può essere rovinato da tre partite un po’ così.

 

Va via quindi Zenga, e con lui l’ennesima illusione di una tranquillità sempre agognata ma mai raggiunta, dagli inquieti tifosi palermitani. I quali sono vittime di un megalomane con la pazienza di un bambino viziato, uno che alla prima difficoltà va in panico e manda tutto all’aria senza preoccuparsi delle conseguenze né dei soldi spesi inutilmente. Zamparini dovrebbe imparare a contare fino a un milione prima di prendere decisioni, perché finora i suoi cambi repentini di idea hanno fatto solo danni, e non è un caso se da anni il Palermo non si sposta dalla mediocrità. Ma ci rendiamo conto di puntare troppo in alto: provare a far riflettere il signor Z sarebbe come chiedere al signore di cui sopra di ripetersi e dire un’altra cosa sensata…

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