CHE PENA LA SCIACAL-LAZIO
Si può diventare molto meschini quando la tua squadra ti fa vergognare di tifare per lei. La frustrazione e l’orgoglio ferito ti portano a compiere gesti che in altre situazioni non faresti mai, perché sei troppo preso dalle tue gioie per concentrarti culle disgrazie altrui. Quando invece incappi in una stagione balzana, fatta di delusioni e sconfitte anche umilianti non hai di meglio da fare che guardare in casa altrui, al punto di desiderare un’ulteriore figuraccia pur di penalizzare un avversario.
A vederla dal lato psicoanalitico può essere questa l’unica giustificazione plausibile per quanto visto all’Olimpico di Roma. Va bene il gemellaggio, va bene la rivalità cittadina, ma incitando la propria squadra a perdere i tifosi della Lazio hanno toccato proprio il fondo. C’è da provare pena più che disgusto, compassione più che indignazione. Fa tristezza vedere lo stadio di casa incitare la squadra in trasferta, fa cadere le braccia sentire fischi all’indirizzo dei propri giocatori dopo che hanno compiuto una prodezza, non una papera. In questo clima non c’è da stupirsi se poi molti calciatori biancocelesti hanno messo il proprio orgoglio sotto i piedi assecondando la volontà del pubblico, che in fin dei conti aveva pagato il biglietto per vedere lo spettacolo che più gli aggradava, in questa occasione una sconfitta della propria squadra. E calza a pennello la battuta di Pierpaolo Marino, quella del marito cornuto che applaude l’amante della moglie. Alla fine le corna restano lo stesso, la differenza è che in questo modo si perde anche la dignità.
Il caso-Lazio è solo il più eclatante di tanti simili episodi di contro-tifo. Ci sono tifosi di Juve e Milan che avrebbero rinunciato al quarto posto in Champions’ League pur di non vedere l’Inter in finale di Coppa dei Campioni. Mercoledì scorso mezza Italia tifava Barcellona, come se una vittoria dei catalani portasse loro qualcosa in tasca. I tormentoni di Mourinho saranno antipatici ai più, ma spesso ci azzeccano. Che l’Inter vinca o meno la Coppa dei Campioni, per Juve e Milan i tituli resteranno sempre zero, e come contentino l’insuccesso dei rivali è piuttosto misero.
Nel festival delle opinioni fa brodo anche la dichiarazione di Mughini, che mai come in questo caso (Dio mi perdoni) ha detto una cosa tutt’altro che insensata. La giusta punizione per la Lazio sarebbe la retrocessione in B, alla faccia di tutti gli sciacalli che hanno banchettato ieri sulla carcassa moribonda della povera Roma. Una provocazione in piena regola, ma assolutamente condivisibile. E se in questo caso ha ragione perfino Mughini vuol dire che quanto accaduto ieri sfida veramente qualsiasi concetto di buonsenso.
