CARO CESARE, ANCHE NAPOLI E’ IN ITALIA

CARO CESARE, ANCHE NAPOLI E’ IN ITALIA src=

Noi italiani siamo un popolo di commissari tecnici, recita un adagio che da sempre circola nel mondo del calcio. È un aspetto di cui deve necessariamente tenere conto qualunque allenatore decida di sedere sulla panchina più calda del Bel Paese. Anzi, nel contratto della Federazione c’è probabilmente una clausola non scritta che il mister designato deve per forza accettare: potrà essere anche l’uomo più mite e benvoluto della Terra, ma non appena avrà assunto quell’incarico si inimicherà almeno metà dei suoi connazionali, volente o nolente.

Cesare Prandelli ad esempio sta già attirando su di sé i mugugni di una città intera. Napoli è legata ai suoi beniamini come una madre ai propri figli, perciò chi osa toccarli deve necessariamente incorrere nelle ire dei milioni di “mammine” amorevoli che si sentono chiamate in causa. Se devo esprimere un giudizio squisitamente personale, devo riconoscere di aver sempre apprezzato il Prandelli uomo almeno quanto stimo il Prandelli allenatore. Non sono in discussione le qualità umane del nuovo ct azzurro, più simpatico di Lippi a priori, né tantomeno la competenza calcistica ed il fiuto per i buoni talenti, che ha dimostrato in cinque anni di straordinaria avventura fiorentina. A maggior ragione risultano di difficile digestione alcune delle sue scelte attuali. Va bene la sperimentazione, ma su certe cose almeno una spiegazione sarebbe d’obbligo. Sebbene poco condivisibile, può essere comunque comprensibile l’ostracismo nei confronti di Maggio: i due si amano più o meno quanto si amavano Lippi e Panucci. Eppure, da un uomo elegante come il tecnico di Orzinuovi, non ci saremmo aspettati un’uscita così dozzinale (“preferisco Zambrotta a 28enni senza esperienza internazionale”). Più perplessità desta il veto su Cannavaro, di certo più valido ed anche più in forma di un Gastaldello qualsiasi. Ma sicuramente la cosa che viene meno compresa dai tifosi partenopei, allo stato attuale delle cose, è la totale indifferenza nei confronti di Andrea Dossena: il miglior terzino sinistro d’Italia, numeri alla mano. Passi per Criscito, senza dubbio il prospetto più fulgido nel ruolo; passi anche per Antonelli, passioncella momentanea che potrebbe anche trasformarsi in una storia seria; sarebbe passato anche Balzaretti, ugualmente ignorato (per le motivazioni vedi Maggio), che gioca a livelli stratosferici da almeno tre anni. Ma veder preferito Antonini (che ha 28 anni e pochissima esperienza…) o addirittura Molinaro (svenduto dalla Juve allo Stoccarda, attuale fanalino di coda della Bundesliga) è quasi un’offesa al buon senso. 

Ora, senza voler scomodare facili quanto inopportune contrapposizioni geopolitiche (dire che Prandelli non vuole i napoletani perché bresciano sarebbe un’insinuazione di bassissima “Lega” che ci risparmiamo volentieri), sarebbe bello però indurre ad una riflessione l’augusto Cesare, seppur nella nostra umile posizione di allenatori da salotto. Adesso allena la Nazionale di tutti gli italiani, non più la squadra del cuore di una parte di toscani. I criteri di selezione devono essere più oggettivi e prescindere da eventuali simpatie ed antipatie, e bisogna seguire le indicazioni che dà il campionato invece di quelle del cuore. Altrimenti si corre il rischio di diventare una copia solo meno sgradevole del predecessore, con l’unico bonus di un Cassano in più. Non basta per diventare il ct dell’Italia intera, nessuna città esclusa, come impone il buon senso e come imporrebbe il ricco contratto firmato a luglio.

Translate »