Caro Antonio, vinci ma i conti non tornano

Nella sfida contro il Torino, fino al minuto sessantaquattro, i conti non tornavano e forse anche l’evanescente Conte pensava – come consiglia il ministro Speranza – a un Natale sotto tono, a un Natale che forse non gli avrebbe consentito di mangiare il panettone in una Milano a luci spente causa COVID.
Forse gli è venuta in mente la canzone del professor Vecchioni “Luci a San Siro”: quelle che per lui probabilmente non si sarebbero accese più.
Con una partita in pugno e senza soffrire, il Toro attua un vero e proprio suicidio assistito: il comandante Rincon gioca con il pallone davanti alla sua area, se lo fa portare via da Vidal che serve Lukaku, traversa piena e Sanchez – fino ad allora non pervenuto – con una carambola riapre la partita.Il Toro va in bambola, subito dopo discesa del cileno e cross al centro,Lukaku spinge in porta.
Un Lapenna ampiamente insufficiente, viene salvato da un magistrale Abisso – finalmente un Var all’altezza – fa addirittura il fenomeno sul rigore del 3 a 2 ,vede la giocata del Torino che annulla il fuorigioco iniziale di Hakimi, fischiato da arbitro e guardalinee.
Vorremo questi geni su tutti i campi ogni domenica.
Il risultato finale non deve creare illusioni.
L’Inter non è squadra, quanto un insieme di singoli che stentano a integrarsi. Anche oggi vistose distanze tra i reparti dove il Toro andava sistematicamente in contropiede. Anche tifosi illustri come Mentana hanno dichiarato lo scempio fin qui visto, sue parole testuali dopo il primo tempo “la partita potrebbe anche cambiare , ma lo scempio rimane tutto “.
Non facciamo al solito dopo lo scampato pericolo un inno alla magnificenza di una squadra che attualmente non esiste.
Solo su episodi come è capitato con la Fiorentina è riuscita a ribaltare una partita che oramai sembrava persa.
Ci sono allenatori nati con la camicia e Conte è sicuramente tra questi. Gli auguriamo di invertire la rotta e dare un gioco o almeno una parvenza di esso a una squadra asfittica,altrimenti lo scudetto rimarrà solo – ancora una volta – un sogno di mezza estate.


