CAIO RIBEIRO: UN MODELLO PIOMBATO FUORI PASSERELLA

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Caio Ribeiro Decoussau nasce a San Paolo (Brasile) il 16 agosto 1975 sotto il segno del Leone. Attaccante di movimento con buona tecnica a rapidità, ma con un feeling del goal completamente sconosciuto nonostante un inizio di carriera in rampa di lancio.Soprannominato "dottorino" per il suo charme sofisticato e dal viso come un bambino, Caio inizia la sua carriera nel San Paolo portando a casa una Supercoppa sudamericana, una Recopa sudamericana e una Coppa Conmebol diventando uno dei giovani più promettenti del Sud America. Nel 1995 arriva la grande occasione e la sfrutta al massimo nel campionato del Mondo Under 20: 7 presenze, 5 goal e la gratificazione della nomina come miglior giocatore del torneo. Sembra strano e paradossale, ma Caio può vantare lo stesso titolo guadagnato da Maradona prima e Messi in futuro. In Brasile disputa 31 gare segnando 15 goal finendo sotto la lente di Massimo Moratti, neo presidente dell'Inter, che sborsa ben 5 milioni di dollari (7 miliardi di Lire) per portarlo in Italia. L'esordio in maglia neroazzurro arriva nel novembre del 1995 in Coppa Italia contro la Lazio e più avanti capiremo perchè è un segno del destino. All'Inter non riesce ad integrarsi restando lontano dagli standard del campionato italiano: solo 6 presenze in Serie A e nessun goal. La stagione successiva passa al Napoli di Luigi Simoni per affiancare Nicola Caccia in attacco. All'ombra del Vesuvio arrivano i primi segnali di una carriera sbagliata. In azzurro, il brasiliano è un fantasma e ci si accorge di lui solo per le "sfilate" proposte in tribuna. Il segno del destino, dicevamo prima, la Coppa Italia e la Lazio perchè è proprio in coppa con i capitolini che Caio segna l'unico goal in Italia e con il Napoli. Dopo i primi mesi da crepacuore con il tecnico ex Cremonese più intenzionato a schierare Arturo Di Napoli e Carmelo Imbriani al fianco di Caccia, Ferlaino preleva Alfredo Aglietti e per Caio c'è solo posto tra i sediolini degli spalti. In tutto solo 20 presenze in campionato e una miriade di domande.La pessima figura in Europa spinge Caio a tornare in Brasile dove inizia a girovagare per il paese di anno in anno: prima il Santos (25 presenze e 6 goal), poi il Flamengo in prestito (37 presenze e 3 goal), quindi il ritorno al Santos (11 presenze e 0 goal), infine Fluminense (16 presenze e 2 goal) e Gremio (26 presenze e 4 goal). Nonostante una carriera nettamente a ribasso, Caio prova a riassaggiare l'Europa trasferendosi in seconda divisione tedesca per vestire la casacca del Oberhausen, ma anche qui tante, troppe domande a suo carico nelle 15 presenze bagnate da un solo goal. Torna nuovamente in Brasile con il Botafogo e in due anni colleziona 46 presenze e 10 goal prima di chiudere la carriera a soli 30 anni. Non è stato il primo calciatore ad appendere gli scarpini al chiodo piuttosto presto. Anche lo svedese Thomas Brolin, allora promessa del Parma di Nevio Scala, fu costretto ad interrompere la carriera a quell'età, ma solo dopo un brutto infortunio al ginocchio. Caio, invece, disse basta per dedicarsi alla vera aspirazione promossa dal suo charme: il modello!Resta comunque in tema calcio diventando commentatore per le tv brasiliane "O Globo" e "SporTv" tra una passerella e un'altra. Caio fece riascoltare la sua voce al popolo napoletano nel gennaio del 2012 quando parlò di Edu Vargas appena trasferitosi in maglia azzurra: "Sarà un grande acquisto". Visto com'è andata a finire, magari, la passerella resterà il suo unico palcoscenico…

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