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Arrivederci campionato: tristezza e rimpianto

Il Napoli non giocherà la prossima Champions League. Questo il verdetto dell’ultima giornata di campionato: i posti per l’Europa che conta sono di Milan e Juventus.
Gli azzurri, favoriti sulla carta rispetto agli avversari, hanno disputato una partita – senza paura nel definirla tale – pessima su tutti i fronti.

Dal punto di vista della testa: il Napoli quando serve la personalità diventa il fantasma di se stesso e anche stasera non ha fatto eccezione.
In bambola totale in tutti gli effettivi, salvando la pace della coppia di centrali difensivi che hanno messo garra e voglia di sfondare il muro gialloblù eretto da Juric.
Poca cosa gli altri, a cominciare da Insigne – nervoso e impalpabile – passando per Fabian e Zielinski, per finire con Osimhen.

Dal punto di vista della tecnica: Spaventevoli gli errori commessi dai calciatori azzurri.
Osimhen da perno della rinascita è tornato ad essere questa sera il ragazzino che si nasconde dietro tocchi di palla inutili. Hysaj colpevole per il goal del pareggio veronese, incapace a spingere e aiutare la manovra sulla sua fascia di appartenenza. Insigne, senza se e senza ma responsabile emotivo – in quanto capitano – della disfatta di stasera.

Sì perché questo pareggio, non solo per la mancata qualificazione, sa e suona di disfatta e il nome attorno a cui non si può girare troppo è quello di Gattuso.
L’allenatore era chiamato questa sera a infondere “cazzimma” nei suoi, li doveva spingere oggi più che mai “ad annusare il pericolo” e invece com’è che è andata? Il Napoli ha pareggiato, soprattutto per chi è andato in campo ma la formazione l’ha scelta lui. Lui ha preferito a Demme l’immobile Bakayoko, lui ha scelto di tenere dentro Lozano e non provare l’esplosività di Politano, lui ha scelto di non investire un senatore come Mertens della responsabilità di giocare dal primo minuto.

Quindi, alla luce del fatto di non aver centrato l’obiettivo minimo – con tutti gli alibi del campionato – questa sera ci sentiamo di dire che non salutiamo Gattuso con l’amaro in bocca. Anzi, nessuna scusa di quelle di cui tanto si è discettato nelle ultime settimane. La piazza Napoli meritava di più, un lavoro migliore, una maggior capacità di incidere proprio per il carattere – unica dote umana e riconoscibile ad oggi – al signor Gennaro Gattuso.
Per cui, la sua avventura giunge al termine e in quanto giornalisti salutiamo Rino con rispetto ma senza rammarico. Perché questa serata è stata lo specchio di tutto quello che nella sua gestione non ha funzionato e non ci sono alibi: se quello che ha messo in gioco contro Juric era il suo meglio, giusto è dirsi addio così.

Stasera con il pareggio contro il Verona si mette la parola fine al campionato più strano degli ultimi anni. Il Napoli è stato scavalcato da Milan e Juventus anche grazie all’ottima gara disputata dal Verona.
Chissà magari con un altro avversario le cose sarebbero andate diversamente.
Chi scrive però non ha alcuna intenzione di trovare giustificazioni, l’analisi lascia spazio inevitabilmente all’amarezza.

Il tempo darà le risposte sul futuro e su a quanto sarà valso il sacrificio di questa annata strana e piena di bile per tutta la piazza Napoli. E le risposte, dovrà darle solo il presidente De Laurentis che per una volta sarà chiamato a qualcosa di più che a show e a promesse da cinema: questa città merita rispetto e una solida realtà!

Gabriella Rossi

Laurea Triennale in Lettere Moderne conseguita presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, laureanda magistrale Filologia Moderna presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Mi diverte molto la fotografia, scrivere, andare ai concerti , viaggiare e ovviamente tifare Napoli.

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