ANCORA CIOCIARA FELIX

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Il popolo ciociaro si era barricato per tempo all’interno della fortezza del "Matusa", in quel di Frosinone, in armi con trombe aste e bandiere ad aspettare i più quotati guerreggianti che arrivavano dalla vicina Campania. Questi ultimi erano moltissimi, ma sicuramente non potevano contare le stesse unità dei tifosi avversari, per ovvie ragioni. Era un gran giorno per gli abitanti della cittadina laziale, poco distante dal Garigliano, zona che nel passato risorgimento Italiano ha visto l’incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele di Savoia, e teatro di alcune battute della Seconda Guerra Mondiale, nella zona dell'Abbazia di Monte Cassino.

La guerra di sabato 21 Aprile 2007, sicuramente meno cruenta e tutt'altro che tragica, nonostante non ci sia stato alcuno spargimento di sangue nè battaglie cruente, passerà ugualmente alla Storia. A quella sportiva, senz'altro, che per molti appassionati ha poco da invidiare a quella vera.

Come  Monte Cassino a suo tempo, questa volta a cadere è stato il “Matusa”, lo stadio della ridente cittadina che ha dato i natali a tanti personaggi che hano fatto invece parlare di sè nel mondo dello spettacolo. Uno su tutti il mai dimenticato Nino Manfredi, l'uomo di “Fusse che fusse la vota bona”, il ciociaro più conosciuto in Italia, oltre al mitico Vittorio De Sica, nativo di Sora, che scrisse e diresse lo storico film “La Ciociara” interpretato dalla napoletanissima “Sofia Loren”, Premio Oscar del cinema Italiano.

 

Dopo la parentesi "allegorica", possiamo ritornare a quelle che sono state le vicende prettamente sportive, alla sfida che può essere considerata un derby del Sud, seppure il Lazio non sia considerato propriamente meridionale.

Negli ultimi anni gli incroci fra le due compagini sono stati frequenti: al San Paolo, una gara, nel girone della serie C1, dove militavano entrambe nel campionato scorso, e appunto la partita di questo torneo di serie B, che finì in parità col risultato di 1-1, dopo l'indecoroso scoppio di petardi che mise a rischio la regolarità del match.

In trasferta gli azzurri invece avevano già vinto lo scorso anno, per 3-1, dopo un incontro che consentì di scrivere la parola fine al campionato di serie C1. Finito in trionfo per gli uomini di Reja, com’è avvenuto in quest’ultima sortita, dei suoi uomini, gli azzurri che, per l’occasione proprio azzurri non erano. Essi indossavano infatti una benaugurante maglia rossa con pantaloncini blu notte, la stessa divisa che aveva visto la settimana scorsa il napoli trionfare contro il Treviso. Una casacca che sta funzionando da  “Portafortuna”, per questo si spera di continuare ad indossarla nelle prossime trasferte,

se non si presenteranno ostacoli che lo vietino. Maglia che vince non si cambia, parafrasando un altro tipo di motto fin troppo famoso per non citarlo.

 

Nonostante la fortuna sia una componente costante ed importante nel gioco del calcio, il Napoli non può essere indicato come compagine vincente solo poiché assistita dalla Dea bendata. La qualità e la varietà del suo organico conta, eccome. La storia del calcio è piena di successi conquistati con l’aiuto della Fortuna: negli archivi, tuttavia, come nella mente degli appassionati, resteranno solo i titoli e non il modo in cui essi sono stati conseguiti.

 

Dopo la vittoria tutti felici e contenti. Ma cosa si sarebbe scritto o detto in caso di risultato diverso da quello di Sabato? E’ un interrogativo che fa riflettere tutti, addetti ai lavori e non. I tifosi stessi avrebbero avuto molto da dire, senza correre il rischio di essere considerati dei sapientoni: non sarebbe loro intento consigliare al tecnico dei calciatori che vorrebbero vedere sempre presenti in campo. Quegli stessi calciatori che danno tutto ciò che hanno per la causa azzurra e per l’obiettivo comune di questa stagione, il ritorno in serie A.

 

Reja, con tutto il rispetto, continua a commettere errori nella formazione iniziale per poi avere ragione con le scelte che compie a partita in corso. Non può non affiancare una spalla degna di tal nome a Sosa e Calaiò, senza assumersi nel caso le responsabilità di un’eventuale prestazione negativa della squadra. Magari lasciando cadere le colpe sui due attaccanti abbandonati al proprio destino. Non ci si comporta così, sig. Reja. Ed ecco che fa il suo ingresso il famoso motto “Squadra che vince non si cambia”. La presenza in campo di Sosa e Calaiò non ha ragion d’essere senza un Trotta o un Pià al loro fianco: questi due calciatori sono gli uomini che, con le loro intuizioni, sono essenziali per il gioco d’attacco dei due finalizzatori. Anche nell’ultima partita ciò si è verificato. Reja non doveva aspettare che il Frosinone mettesse alle corde il Napoli, tentennando nel prendere delle contromisure. In tal modo lasciava intendere che anche il pari era risultato gradito. Si è smosso solo dopo il gol di svantaggio: situazione che poteva essere appannaggio degli azzurri non solo per il gol validissimo annullato ingiustamente a Calaiò, ma anche per la pressoché completa padronanza del possesso palla. Era in quella situazione di superiorità territoriale che dovevano essere inseriti uomini come Trotta e Pià. Ebbene, la mossa è stata effettuata solo nel tentativo di recuperare una partita che il Napoli avrebbe potuto comandare sin dall’inizio.

 

Tutto è bene ciò che finisce bene, ed anche stavolta è andata nel migliore dei modi. Soddisfatto di sicuro Marino, verosimilmente avvilito per la piega che stava prendendo il match. I gialli ciociari erano in giornata di grazia: oltre al gol di vantaggio, le numerose sortite in contropiede lasciavano intendere che sarebbe stato difficile uscire indenni dal Matusa. Della stessa opinione i tifosi sugli spalti, che vedevano vicino il successo poiché la loro squadra sembrava ad un certo punto dilagante. Quando, finalmente, entrava in campo l’uomo che aveva trovato la propria rinascita in quel di Treviso, segnando una rete straordinaria.

 

La ciliegina sulla torta, poi, arriva con il gol capolavoro dell’altro subentrato dalla panchina, ovvero Trotta. Le speranze di pareggio del Frosinone venivano così spazzate via in un solo colpo: i ciociari si sarebbero accontentati di un risultato di parità, vista la differenza tecnica e di blasone tra le due squadre, e , nonostante, i propri attaccanti avessero fatto tremare per due volte i legni della porta di un Iezzo in giornata di grazia.

 

Ritorno per il “capitano di lungo corso” Montervino, il quale è sembrato un tantino nervoso nel momento di difficoltà dei suoi. Ha rimediato un giallo che, in ogni caso, non gli costerà la squalifica. Simpatico il suo strip-tease alla fine, con tutti i pezzi della divisa regalati ai tifosi giunti da Napoli.

 

Ora il Napoli è alla seconda posizione distaccando il Genoa, di un punto. I grifoni hanno subito una “cocente” sconfitta a Torino, contro la Juventus, come era nelle previsioni della vigilia.

La lotta continua. La prossima gara ci vedrà impegnati in casa con il Cesena, per consolidare la posizione di classifica. Speriamo sempre bene.

      

 

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