Alla morte del Dio serviva silenzio!

dito
Il 25 novembre 2020 è una data che ha segnato uno spartiacque nel mondo del calcio: è morto il Dio del pallone, El Diez , all’anagrafe Diego Armando Maradona.

Nulla sarà come prima: il calcio dopo Diego sarà come quello A.D ovvero privo di poesia. Ho pensato, parafrasando l’avvocato Gianni Agnelli – che definì il suo Del Piero un novello Pinturicchio – a quale pittore potesse assomigliare Diego.
Lui con le sue pennellate a tinte forti, usando come tavolozza il cielo, ha creato dei capolavori unici che rimarranno indelebili nella memoria collettiva. Ho pensato al Caravaggio che con i suoi chiaro scuri e una vita vissuta al massimo meglio di tutti lo rappresenta.

Il dito contro di questa settimana è puntato ai falsi moralisti: gente di spettacolo, giornalisti o pseudo tali che hanno perso l’occasione di fare silenzio sulla morte di un uomo che è stato genio e sregolatezza, luci e ombre e che non amava i toni di grigio. Un uomo che ha unito il mondo intero o come direbbe Manzoni: “dalle Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno” [..] scrivendo di un altro piccoletto che si era fatto notare: l’ uomo che si fece imperatore, Napoleone.
I commenti di questi giorni eviteremo di riportarli, per non fare pubblicità gratuita a questi personaggi, che la cassa mediatica gli da adito di parlare oltre che sui social e giornali,anche in televisione e radio.

Notiamo oggi un’assenza di giornalisti di livello, manca gente di spessore e come: Gianni Brera, Antonio Ghirelli ,Oliviero Beha, Giorgio Tosatti e Beppe Viola.
Quelli bravi a stento lavorano, i complimenti vanno a Sky per aver ripescato l’ottimo Piccinini.
Parlando di Maradona non si può separare l’uomo dal giocatore: Diego era tutt’uno e questo nel bene e nel male ha rappresentato la sua grandezza.
Diceva di se stesso: “ non sarò mai un uomo qualunque” e non lo è stato. Il clamore della sua scomparsa è risuonato in ogni angolo del mondo, è stato celebrato come nemmeno un capo di stato potrebbe aspirare.
Diego la sua dipendenza l’ha pagata fino all’ultimo sulla sua pelle: è stato invidiato,criticato ma lui in fondo è rimasto il bambino capriccioso di Lanus, uno che si era messo in testa di conquistare il mondo e c’è riuscito.
Oggetto di critica anche le sue amicizie tipo quella con il comandante Fidel che in lui forse rivedeva le gesta rivoluzionare del compagno Ernesto, anche lui argentino. Non gli hanno  perdonato nulla. Lui in fondo era altro: proveniva da un altro mondo e era luce pura, rispondeva con il suo piede sinistro e le sue parabole hanno convertito chi non credeva e sono diventati tutti suoi discepoli.

Tutti tranne il popolo dei benpensanti, i negazionisti che hanno voluto abbattere l’ uomo per negare il genio, gli stessi verso cui oggi “puntiamo il dito”. Giornalisti che hanno dimenticato la deontologia professionale, opinionisti e in ultimo anche cantanti.
Tra tutte le parole di rabbia buttate nel vento, le dichiarazioni che a nostro modo di vedere sono state scandalose sono quelle dello juventino Cabrini.
Il “bell’Antonio” ha detto: “Se Maradona fosse venuto alla Juve sarebbe ancora vivo”. Pronta la risposta di Tardelli: “Se fosse venuto alla Juventus non sarebbe stato Maradona”.

Verrebbe da chiedere al signor Cabrini, quanta fatica gli sarebbe costata rendere omaggio – come tutti – nel mondo dello sport al Dio del pallone, il migliore di tutti? Quanto fa male ancora a trent’anni di distanza “il gran rifiuto” di Diego ai colori bianconeri?
La grande verità è che ancora oggi al miglior calciatore di tutti i tempi non è stato perdonato l’aver scelto l’azzurro e il Napoli. Svilire Diego e la sua vita è un modo di farlo con la stessa Napoli. La stessa che si è riversata in laica processione a rendere omaggio all’eroe di generazioni, al migliore di tutti.
Andrebbe chiesto al signor Cabrini, e a tifosi di “lustro” – come Mughini – qual è lo stile Juve che al tempo avrebbe protetto Maradona.
Lo stesso che ha messo alla porta Alex Del Piero? Quello dei dirigenti che chiudevano in bagno gli arbitri? Quello che oggi perdona tutto all’imberbe Pirlo ma che pareva pronto a lapidare – sportivamente – Sarri?

Concludiamo citando la meravigliosa diretta di un ex calciatore e oggi cronista, Lele Adani: “l’amore di Diego vi spazzerà via”. E con un pensiero regalato dagli ultrà laziali – uniti nel dolore e nel riconoscimento del El Diego: “Ce ne freghiamo dei benpensanti. Ora dribbla la morte e gioca coi santi… AD10S!”

Gabriella Rossi

Laurea Triennale in Lettere Moderne conseguita presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, laureanda magistrale Filologia Moderna presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Mi diverte molto la fotografia, scrivere, andare ai concerti , viaggiare e ovviamente tifare Napoli.

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