L’ATHLETIC BILBAO E LA LOTTA AL CALCIO MODERNO

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¡Hola!

In Spagna tra lo strapotere economico e tecnico di Barcelona e Real Madrid, regna l’autarchica e ribelle realtà dell’Athletic Bilbao. Attenzione Athletic con l’h, un vezzo per sottolineare l’origine britannica del club e mantenere la sua internazionalità. La squadra basca è forse il manifesto principe della lotta contro il calcio moderno, ma soprattutto la dimostrazione che anche senza sceicchi o magnati russi è possibile lavorare e vincere con qualità, attingendo dalle proprie radici.

Oltre ad essere uno dei tre club spagnoli a non essere mai retrocesso e ad aver partecipato a tutte le edizioni della Primera División, la squadra di Bilbao, citta marittima della Spagna settentrionale, ha vinto 8 campionati, 23 coppe del Re e una Supercoppa di Spagna. La particolarità di questo club, unico al mondo, è la sua rigida politica di tesseramento dei giocatori. Solo baschi o giocatori di origini basche possono entrare a far parte della realtà Athletic, e negli ultimi anni c’è stata una leggera apertura  per coloro che abbiano imparato a giocare a calcio nei circuiti giovanili baschi. Una scelta che nel corso tempo ha premiato la squadra, capace di lanciare talenti e campioni del calibro di Goikoetxea, Zubizarreta, Muniain e LLorente. Ciò che più affascina del club è sicuramente l’attaccamento dei tifosi e la simbiosi raggiunta con loro. Un elemento che probabilmente ha rafforzato questo legame è stata la volontà di fare a meno di giocatori stranieri. Colpisce il sondaggio di inizio 2010 tra i tifosi dell'Athletic, da parte della dirigenza, circa la possibilità di tesserare giocatori stranieri (cambiando le regole di tesseramento), e che ha portato ad un 94% di risposte negative, confermando l'attaccamento dei tifosi alla nota tradizione del club.

Ma non è tutto. Anche nella sfera prettamente commerciale l’Athletic Bilbao conserva una propria identità. Vivendo e giocando per la loro terra e creando un legame inscindibile con i propri tifosi, era quanto meno improbabile “sporcare” la sacra maglia con qualche sponsor. Solo nel 2008, per resistere all’era degli ingaggi milionari, si è aperta la possibilità di sponsorizzare la propria squadra, ma solo con la Petronor, azienda petrolifera ovviamente basca.

L’autarchia e il nazionalismo dell’Athletic affondano le loro radici storiche nell’indipendentismo basco e nell’aperta ostilità verso il centralismo di Madrid, oltre che in una radicatissima tradizione di anarco-sindacalista caratterizzata da solidarietà sociale, comunismo libertario e resistenza partigiana al franchismo, sopravvissuta fino ad oggi. Un esempio pratico avviene all’interno del club dove tutte le decisioni vengono prese dall’assemblea dei soci. La squadra ne ha circa 30 mila (sorta di azionariato popolare), i quali sono tutti anche abbonati allo stadio San Mamés, la Catedral, demolito quest’anno e sostituito dal San Mames Barria costruito accanto al vecchio stadio e vicino ad una chiesa dedicata a San Mamante, un antico cristiano che i Romani diedero in pasto ai leoni ma che però si rifiutarono di mangiarlo. Per questo i giocatori dell’Athletic in tutta Spagna vengono chiamati “Los Leones”, e il Barcellona proprio la scorsa settimana ha potuto vivere sulla propria pelle, il carattere e l’atmosfera unica che regna a Bilbao. I catalani infatti hanno perso la loro prima partita stagionale nella Liga nel nuovo San Mames grazie ad una rete del capitano e stella Iker Muniain.

L’Athletic è la dimostrazione reale che un calcio diverso è possibile, che sogni come la “Scugnizzeria” sono fattibili anche senza puntare tutto sul merchandising, che il legame tra territorio e squadra è indissolubile e che avere una propria identità e far parte di un “club differente” non ha prezzo.¡Hasta la próxima!

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