LA RIVINCITA DI LORENZO SALVA UN NAPOLI UN PO’ PRESUNTUOSO

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Mazzarri lo aveva detto in press conference alla vigilia di questo match: “Il Cagliari mi preoccupa: è quasi salvo e arriverà a Napoli tranquillo e rilassato. Dovrò invogliare i miei ragazzi a non prendere sottogamba l’impegno coi sardi dopo il bel pari a Milano”. Una volta tanto ha avuto ragione: l’allegra banda di Pulga-Lopez non è scesa in riva al Golfo per una tranquilla gita fuori porta, e di intenzioni bellicose ne ha avute da vendere, specie negli ultimissimi istanti, nella rissa da campaccio di Terza Categoria originata da una pesudomischia tipo rugby. E ai rossoblù il compitino stava riuscendo alla grande, in maniera onesta e a tratti persino brillante, grazie anche ai regali generosi elargiti da una squadra azzurra che evidentemente non aveva recepito abbastanza l’antifona dell’umile Walter; una squadra peraltro già in difficoltà, causa la mezza giornata storta dei suoi uomini migliori Cavani e Hamsik. Una squadra spesso distratta, talvolta anche esageratamente accademica e troppo concentrata sui fronzoli, piuttosto che sulla sostanza, nel costruire efficaci manovre offensive. Finché all’ultimissimo minuto, quando ormai i tifosi si erano rassegnati a gufare contro il Milan in scena a Torino, ecco che Insigne, fin lì quasi invisibile, ha tirato fuori dal cilindro una perla da cineteca, da vedere e rivedere nei secoli dei secoli, da raccontare a figli e nipoti. E pazienza se Perico ci ha messo lo zampino, ingannando Agazzi. Una rete bellissima soprattutto nella preparazione e nell’esecuzione del tiro, e soprattutto pesantissima: per Lorenzo, che rompe un digiuno per lui eccessivamente lungo, tanto che qualcuno aveva già iniziato a menargli critiche ingiuste; e per il Napoli, che senza quel gioiello avrebbe passato tutta la domenica sera e l’intera settimana, a riflettere sui suoi errori e sulle circostanze negative che avrebbero generato un pari fin troppo stretto. Un pari tanto più condito da due reti segnate col dubbio dell’offside, e le legittime (ma non tanto) rimostranze da parte sarda.

Chissà, forse Mazzarri ha davvero visto lontano, dacché in alcuni momenti, al di là di una forma fisica comunque non disprezzabile, i suoi uomini hanno dato davvero l’impressione di giocare con troppa sufficienza anche nell’atteggiamento assunto in fase difensiva. Ne sono una prova le azioni delle due reti cagliaritane. Sulla prima molle e impreciso il rinvio del Matador, in pratica un assist per il bravo Ibarbo, comunque facilitato dalla marcatura errata di Maggio, che sì, sarà anche stato ipnotizzato dalla finta del colombiano, ma se piantava un tantinello i piedi a terra e temporeggiava forse qualcosina di buono la faceva. E Cavani un po’ ci ha messo del suo anche nella seconda rete, sebbene in realtà, a chiudere su Sau, avrebbe dovuto esserci qualcun altro, anziché lui; a fermare il brevilineo sardo, dunque, era maggiormente deputato lo svizzero, che però è stato troppo permissivo, dando così il tempo alla punta di fare centro. Con il grande contributo di Rosati, immobile come una statua di sale. Lungi da noi il voler gettare la croce addosso all’uruguagio, cert’è che oggi è apparso troppo nervoso, troppo cocciuto nel voler fare goal a tutti costi; e probabilmente anche un po’ distratto (e come non potrebbe essere altrimenti?) dalla ridda di voci sul suo futuro. E Hamsik da questo punto di vista non è stato da meno: essere discontinuo e andare a corrente alternata è una sua pecca congenita, e quando non è in giornata, quando è poco lucido mentalmente, quando la sua visione di gioco ha il mirino accorciato, tutta la squadra ne risente, tanto nella costruzione quanto nel ritmo del gioco. E di Maggio ne vogliamo parlare ? Di colui che Mazzarri ritiene una garanzia, e che toglierebbe solo quando Armero è in “formissima” (parole sue …), vogliamo ancora discutere? Corre poco e male, difende ancor peggio e sbaglia i cross: l’esatto opposto di quello che fanno Zuniga e Armero. Le domande spontanee sul reiterato uso di Maggio, e sulla cecità assoluta nei confronti del colombiano ex Udinese, oramai non servono più, le lasciamo solo a chi continua a far finta di non vedere. Meglio ammirare un Pandev ormai definitivamente rinato, un Behrami mai domo, un Dzemaili tutto sommato discreto e un Insigne che oggi s’è preso la sua giusta rivincita. E che ha consentito al Napoli di continuare nel migliore dei modi la sua corsa per il secondo posto, con la possibilità di poter allungare sui ragazzi di Allegri, a meno che la Juve dia esempio di sano professionismo. E in vista della sfida di Pescara, c’è anche da sperare che l’umile Walter si concentri non solo sull’attitudine degli azzurri, ma anche su quei particolari che tante volte sono costati punti in maniera ingenua e avvilente. Proprio come stava accadendo oggi. Meno male che c’era il Magnifico.

P.S. Chi vi scrive si scusa con i lettori per aver erroneamente detto domenica scorsa, dopo Milan-Napoli, che in caso di parità negli scontri diretti i rossoneri erano in vantaggio. Non vigendo la regola delle coppe europee, i goal in trasferta non valgono doppio, dunque allo stato attuale gli azzurri hanno il naso avanti, in virtù di un ancora migliore differenza-reti generale (+29 contro +21).

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