IL MERCATO LO DECIDONO LORO E LE SOCIETA’ VANNO SEMPRE PIU’ IN ROSSO

C'è poco da nascondere, per quanto se ne possa: la stragrande maggioranza delle società di calcio sopravvive con il minimo indispensabile, pagano stipendi a stento e le tifoserie non riescono più ad ammirare un'atleta marchiandola come icona, simbolo e trascinatore.Questo è il calcio, quello delle carte bollate, delle fatturazioni, del merchandising e dell'economia che poi, inevitabilmente, si riversa sul vero calcio, quello originale che riempie stadi e vende pacchetti televisivi. Un mondo incastrato tra mille meccanismi sconnessi tra loro dove tutti ci perdono e nessuno ci gode. Il pallone ha cominciato a sgonfiarsi pian piano e con innumerevoli preavvisi durante la sua travagliata storia: nel 1936, la Fifa dopo il congresso di Berlino, proibì i vari atleti sportivi di ingaggiare un procuratore in modo tale da scongiurare l'illecito sportivo; con il passare del tempo le cose cambiano e così spuntano i primi agenti che, ad ogni modo, non potevano poi pretendere più di tanto visto che, fino a metà degli anni '90, le società di calcio erano proprietarie del cartellino anche dopo la scadenza contrattuale e l'interessato trovava solo lo spazio necessario per una firma. Niente pretese, calciatori usati come merce di scambio, senza diritti e solo doveri. Se la situazione era inaccettabile prima, figuriamoci adesso che il senso è praticamente capovolto; nel 1995, la sentenza Bosman aprì al nuovo calcio dando la possibilità ai calciatori di trasferirsi da un club all'altro a parametro zero con la scadenza del contratto. Giusto, effettivamente il contratto è una sorta di accordo formalizzato e decaduto questo, amici come prima, ma latitano regole decise, serie e utili sia per le società che per i calciatori. Questo è il secondo errore della storia del calcio dopo aver trasformato in S.p.a. i club calcistici. E' da qui che il pallone perde pressione sino a sgonfiarsi del tutto.

 

In questo scenario, entrano in gioco i vari procuratori pronti a proporre contratti vantaggiosi prelevando, si capisce, una provvigione a seconda dell'accordo stipulato; nel tempo, però, l'assenza di regole precise ha portato la situazione a sfuggire di mano ritrovandoci, nel 2011, l'opposto della seconda metà di fine secolo scorso: allora erano i calciatori ad essere schiavi e ora sono le società ad essere sfruttate dai calciatori.Ad oggi, i contratti non hanno praticamente valenza; facciamo un esempio per capirci meglio: un calciatore firma un contratto di 5 anni a 2 milioni a stagione, la prima stagione è stratosferica, piena di applausi e consensi. Cosa succede? Succede che il procuratore reputa inadeguata la cifra pattuita allora e cerca di rinegoziare il contratto vantandosi di possibili proposte di altre società. Se la società acconsente, bene, altrimenti comincia il braccio di ferro. Ma se la stagione va male? In quel caso si pretende l'ingaggio pattuito. Insomma, semplici bonus unilaterali. Naturalmente, ogni trasferimento e ogni contratto porta denari tra le tasche dei procuratori, pertanto più il trasferimento è oneroso, più il contratto è alto e più s'intasca. Esempio concreto riguarda un certo Mino Raiola, all'origine pizzaiolo campano emigrato in Olanda, che intasca attualmente 1 milione di euro l'anno dal Barcellona per il passaggio di Ibrahimovic al Milan, da sommare con la provvigione pattuita con l'assistito che in questo caso intasca 9 milioni netti a stagione. Raiola, però, non è l'unico personaggio, ma uno dei tanti: in passato, il procuratore del pocho Lavezzi, Alejandro Mazzoni, tentò invano di scucire qualche soldo in più parlando di una proposta arrivata dal Liverpool addirittura arrivata tramite sms! Oggi è il turno di Edinson Cavani: la stagione stratosferica del bomber uruguayano ha spinto il suo procuratore, Claudio Anellucci, a rivedere un contratto da 2 milioni stagionali pattuito con la società appena l'estate scorsa dando addirittura dei diktat: "Prima la Champions, poi vediamo". Questo non è calcio! Vogliamo cambiare le cose? Bene, studiamo un modo per cambiare le cose: un calciatore firma un contratto di 3 anni a 1 milione l'anno, il procuratore e di conseguenza il calciatore, non potrà negoziare un rinnovo, ritocco o eventuali clausole prima che il contratto tocchi i 3 mesi di scadenza. Praticamente, 100 gol o stagione pessima, il contratto resta così come firmato e senza negoziazione fino al mese di Marzo nell'anno di scadenza. Resterà a discrezione della società, inoltre, deciderne la cessione o meno vincolando la figura del procuratore  solo al momento del rinnovo o della trattativa di cessione negando alle società la possibilità di provvigioni extra in fase di mercato. Ecco, forse così potremmo rivedere un pallone più gonfio e magari credere alle parole di un calciatore: "Resterò fino alla scadenza del contratto", frase sentita troppe volte e caduta, velocemente, nel momento in cui l'aria ha il profumo del denaro…

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