E LI CHIAMAVANO PACCHI….
Dalle stelle alle stalle con ritorno. Il saliscendi di Fabio Quagliarella sulle montagne russe napoletane pare essersi arrestato, bloccandosi nel punto più alto dal suo arrivo in azzurro. Due gol di pregevole fattura e una carezza per la testa di Maggio sono il biglietto da visita di un giocatore finalmente ritrovato. Inutile nascondere che qualcosa effettivamente non funzionava e non ci riferiamo solamente alla precaria condizione atletica. La mancata esultanza dopo la prima rete al Bari ha mostrato al mondo la rabbia ed il nervosismo che covavano in lui. Altrettanto ovvio è sottolineare che giocare così non è semplice. Anche perchè il salvataggio a porta completamente sguarnita di Ranocchia, nel primo tempo, sembrava il preludio ad un'altra maledetta domenica di cattivi pensieri, come se non fossero bastati quelli di domenica scorsa a Parma. Facile parlare di pacco, di ennesimo investimento scellerato, quando hai strapagato giocatori come Calderon o Bucchi; molto più difficile è non farsi prendere dalla smania di volere tutto subito e di capire le reali problematiche di inserimento di un giocatore. Servirebbe maggior equilibrio di tanto in tanto, soprattutto quando le qualità sono sotto gli occhi di tutti.
Il grosso merito è stato di mister Mazzarri, uno che più passano le giornate e più ti chiedi perchè non sia all'Inter al posto del sopravvalutato Special One. Mistero della fede. Uno che ha capito, contrariamente all'annebbiato Donadoni, la necessità di Quagliarella di giocare fronte alla porta, fiondandosi negli spazi per poi essere servito sulla corsa e non nei piedi, magari con un paio di difensori alle spalle. Non è una questione di numeri o una mera identificazione in prima o seconda punta ma di caratteristiche tecniche da sfruttare. E' stato bravo il Maz a capirlo, ad accorciare coraggiosamente la squadra verso l'alto e non verso il basso. Il grattacapo rischiava infatti di rovinare il giocatore e un importante investimento della società. Hamsik e Lavezzi non sono Di Natale e Pepe; Gargano e Pazienza (o Cigarini) non hanno la profondità di D'Agostino ed Inler, così l'idea vincente è stata quella di rispolverare il Tanque Denis per aprire i varchi giusti a Quagliarella, sgravandolo dalle strette marcature avversarie.
Merita una menzione speciale l'ex attaccante dell'Independiente, bravo a farsi trovare pronto nonostante la grande diffidenza nei suoi confronti. Anche lui, proprio come al suo compagno di reparto, era stato affibiato il titolo di pacco; magari da rispedire al mittente. Di giocatore inutile. Ora non sarà un fenomeno ma è altrettanto evidente di come non fosse sfruttato per le sue caratteristiche fisiche e tecniche prima. Di come la meritocrazia di Mazzarri abbia restituito vigore e serenità a tutto il gruppo. Nel Napoli di qualche mese fa il Tanque era solo e sperduto tra le maglie delle difese avversarie, completamente isolato, ora invece è il terminale di un quadrato magico. Il guastatore in grado di supportare al meglio il trio delle meraviglie composto da Hamsik, Lavezzi e Quagliarella. Per ora sono riusciti a coesistere i quaranta minuti di assalto finale di Napoli – Bari ma per supportarli tutta la partita occorrerà un gran lavoro di assemblaggio da parte del Maz. Con pazienza e spritio di sacrificio si troverà la quadratura perfetta.
