IL NAPOLI CAMBIA A META’: ECCO MAZZARRI
Un’altra pagina in archivio. Dopo settimane di frecciatine “soft” a Roberto Donadoni, Aurelio De Laurentiis ha finalmente preso il toro per le corna dando il benservito al tecnico bergamasco, che proprio non ne voleva sapere di dimettersi nonostante le ripetute umiliazioni inflittegli dal suo capo. Donadoni lascia una squadra boccheggiante e a corto di idee che però ha fatto un salto di qualità enorme sotto la sua guida, almeno dal punto di vista della cultura calcistica. Peccato che non sia riuscito a dare una sua impronta al Napoli anche in campo, perché negli altri ambiti è stato veramente ineccepibile. Al suo posto, come ampiamente anticipato da Pianetanapoli (http://pianetanapoli.it/ultimissime.asp?art=33520&day=4&month=10&year=2009), arriva Walter Mazzarri, mister di valore fresco svincolato dalla Sampdoria. Per lui un contratto di un anno con opzione per il secondo (stipendio medio di circa 1,5 milioni a stagione) a dimostrazione tangibile che stavolta il Presidente vuole valutare bene il lavoro prima di impegnarsi in un progetto incerto. Meno tangibile potrebbe essere l’intenzione nascosta, quella cioè di prendere un tecnico in grado di traghettare la squadra in attesa che si liberi un tecnico più quotato (Spalletti?) ma senza depauperare il patrimonio a disposizione. Perché Mazzarri è allenatore vero e non è detto che non si guadagni la riconferma combattendo sul campo.
Dopo essere stato calciatore di buon livello (33 presenze in A all’inizio degli anni ’80), il 48enne Walter Mazzarri da San Vincenzo (Livorno) intraprende a piccole tappe la carriera di allenatore nel ‘96, subito dopo aver lasciato il calcio giocato. Non si può dire che non abbia fatto la gavetta: inizia come “secondo” di Ulivieri prima nel Bologna e poi anche nel Napoli, da collaboratore nella stagione (’98-‘99) in cui il mai troppo rimpianto tecnico toscano siede sulla panchina azzurra. Poi torna a Bologna, come allenatore della Primavera, trampolino di lancio per la carriera da allenatore “in prima”, intrapresa sulla panchina dell’Acireale nel 2001. Dopo un anno alla Pistoiese Mazzarri e i suoi sogni prendono il volo. Arriva la panchina del Livorno, la squadra della sua città, che Walter conduce ad una storica promozione in A. La promozione in massima serie arriva anche per lui, che firma un contratto con la Reggina dando avvio a un sodalizio di tre anni, culminato con la storica salvezza conquistata partendo da -11, che gli vale addirittura la cittadinanza onoraria di Reggio Calabria. Nel 2007 passa alla Samp e si ritrova un ciccione da rigenerare: si tratta, ovviamente, di Antonio Cassano, che grazie a Mazzarri torna a giocare come sa e i risultati si vedono, tanto che per merito suo la Samp va in Uefa e sfiora la Champions’ League per pochi punti nonostante una squadra non eccelsa. Lo scorso anno (complici anche le partenze di elementi chiave come Maggio) non riesce a ripetersi, ma gli vanno riconosciuti comunque meriti consistenti: finale di Coppa Italia e rilancio di un altro campione appannato, quel Pazzini che ora fa sfracelli con Del Neri in panchina. Forse però qualcuno ha dimenticato che è stato lui a prenderlo dalla Fiorentina e rigenerarlo, facendogli guadagnare anche la convocazione in Nazionale.
Ora Mazzarri è chiamato a restituire un’identità al Napoli e a ridare smalto a calciatori che hanno smarrito la loro verve abituale. A sua disposizione anche due vecchie conoscenze che grazie a lui sono diventati giocatori di alto livello, Maggio e Campagnaro. Ma ha tanto altro materiale a disposizione, plasmato per mettere in pratica il modulo a lui più caro, quel 3-5-2 che ai tifosi azzurri è venuto a noia a forza di vederlo servito in tutte le salse negli ultimi quattro anni. Ecco, qualche perplessità nasce proprio da questo aspetto. Niente da dire sul professionista e sulle sue qualità tecniche perché De Laurentiis ha scelto un vincente con un curriculum in costante ascesa. Ma come dichiarato anche dallo stesso Presidente, sarebbe meglio provare qualche soluzione tattica differente dopo aver mandato a memoria per anni sempre lo stesso sistema di gioco. Un sistema che Mazzarri sa far girare sicuramente meglio dei suoi predecessori, trattandosi del suo cavallo di battaglia, e siamo sicuri che il suo 3-5-2 sarà più fruttifero di quelli di Reja e Donadoni. Ma se si vuole dare una sterzata decisa che motivo c’è di fare una scelta all’insegna della continuità?
