DE LAURENTIIS: QUI COMANDO IO

DE LAURENTIIS: QUI COMANDO IO src=

Patti chiari, amicizia lunga. E’ il nuovo slogan di De Laurentiis, piombato qualche giorno fa nel ritiro austriaco per mettere le cose in chiaro in vista della nuova stagione. Qui comando io e si fa come dico io. Più o meno questo il sunto del discorsetto fatto dal patron ai suoi giocatori. Aveva promesso di riprendere in mano le redini della situazione, e De Laurentiis, più decisionista e deciso che mai, si sta facendo rispettare, sentire, con l’autorità di chi mette soldi e idee e non vuole che il suo progetto sia mandato in frantumi. Ed ecco, allora, che la novità più grossa del ritiro viene proprio da un Presidente che presenzia ma soprattutto si assume la responsabilità di quanto viene fatto in casa Napoli. Il tempo delle deleghe è terminato, è sorto quello delle regole. Da osservare diligentemente se si vuol far parte del club. Ecco dove le attenzioni di De Laurentiis si sono concentrate per rendere quanto più costruttivo ed efficace il rapporto tra squadra e società.

CONTRATTI – I patti si fanno in due, ma le linee generali le detta De Laurentiis. Tetto agli ingaggi, cessione dei diritti di immagine, obbligo di rispettare i contratti stipulati: chi si accontenta bene, altrimenti si punta su altro (come nei casi Obinna e Dossena) o si rimane a guardare (l’esclusione dalla rosa resta un’arma cui far ricorso se necessario).

SERMONE PER LAVEZZI – Ha alzato la voce nei confronti del Pocho, ma il sermone era rivolto a tutta la squadra e soprattutto a chi l’anno scorso non ha tenuto un comportamento lineare con i doveri professionali. Certamente Lavezzi (e i suoi procuratori) era l’obiettivo numero uno, ma il Presidente ha indicato chiaramente quali sono le regole da rispettare in casa Napoli, dentro e fuori dal campo bisogna essere atleti irreprensibili. Non saranno più ammesse distrazioni o leggerezze, chi sbaglia sarà punito. Sulla stessa lunghezza d’onda Donadoni, che si affida al buon senso dei suoi ragazzi.

NO AI SUDAMERICANI – Basta col mercato sudamericano. Un ordine più che un auspicio. E Marino ha cambiato obiettivi. Navarro Denis e Datolo non hanno pienamente convinto e il patron ha chiesto un’inversione di tendenza. Basta con chi ha bisogno di tempo per integrarsi nel nostro calcio, meglio puntare su gente già esperta, ecco l’acquisto di Campagnaro, argentino ma già conoscitore del nostro calcio. Basta con chi vuol vivere troppo “allegramente” l’avventura Napoli. E arriva un austriaco tutto d’un pezzo.

SILENZIO STAMPA – Il silenzio dei giocatori è l’ennesimo atto di imposizione dall’alto. Che nessuno parli, soprattutto che nessuno dica baggianate o prometta cose impossibili da realizzare. Qualcuno a gennaio parlò di Champions. E poi? Basta coi proclami, bocche cucite per tutti per evitare di surriscaldare una piazza che Donadoni ha già pensato a tenere calma (“Qui non è arrivato né Kaka né Ibra, stiamo coi piedi per terra”). Il silenzio imposto da un uomo di comunicazione è un controsenso che implicitamente ammette l’immaturità di un gruppo che deve imparare a gestirsi. E resta un controsenso incostituzionale la selezione fatta tra gli organi di stampa che avrebbero dovuto seguire il ritiro, con buona pace del pluralismo dell’informazione. Ed infine risulta inspiegabile il motivo per cui sia stato “nascosto” il Napoli ai suoi tifosi, soprattutto a chi vive lontano e solo in questa occasione avrebbe potuto abbracciare i suoi beniamini. L’ha deciso De Laurentiis, ma se il Presidente aveva paura di qualche contestazione si è sbagliato di grosso. Quelle possono arrivare dal San Paolo e solo da certi settori. Blindare la squadra non è stata un’idea geniale. Ha perso il tifoso sanguigno ed emigrante. Ma interessa a qualcuno?  

Translate »