DONADONI SCOPRE LE CARTE
Parla a bassa voce e con toni pacati, ma le sue parole lasciano il segno. Chiare e nitide, aprono occhi agli osservatori e ai tifosi su quello che sarà il Napoli della prossima stagione. Più realista del re, Roberto Donadoni mette i puntini sulle “i”, perché lui non è abituato a vendere fumo né a disilludere. Parla solo lui e allora ogni sua sillaba è oggetto di attenta analisi per comprendere che squadra si costruirà. Due le frasi settimanali che hanno chiarito la situazione. La prima: “Non illudiamoci, non potranno arrivare i grandi campioni, bisogna fare i conti con le nostre possibilità”. La seconda: “Dobbiamo crescere ancora tanto, innanzitutto nell’organizzazione societaria”.
Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno, parla senza paura di deludere alcuno, ma col pregio di dire la verità da dentro. Il Napoli attuale non ha la forza per mettere in piedi una squadra competitiva per i primi posti della classifica. La coppa Uefa – quinto e sesto posto, magari la coppa Italia- resta l’obiettivo principale. Di più questa società non può fare né garantire e sarebbe bene che lo esponesse pubblicamente, senza parlare un giorno di Champions e l’altro di “giovani promettenti”. Per il momento è arrivato Cigarini, si prova l’assalto a Quagliarella, poi c’è ancora tanto altro da fare.
L’importante però è capirci. Dire le cose come stanno, aprire gli occhi anche a chi non vuole gli fossero aperti, ponendosi su posizioni piuttosto distanti da quelle del club, di Marino e De Laurentiis che sembrano confusi sul tipo di obiettivi da fissare. Anche perché per crescere –come dice sempre Donadoni – bisogna migliorare la struttura societaria. Dal centro sportivo, alla gestione dello stadio, dal laboratorio medico all’organigramma da irrobustire. Donadoni ha parlato prima, in due mesi ha già capito tutto. Il Napoli è ancora una scommessa e lui ha deciso di giocarsela e provare a vincerla, dando il suo contributo con le idee e con i fatti, perché poi sarà il campo a giudicare il suo lavoro dal quale non scappa, ma che dipende in parte anche dagli uomini che lo hanno preferito e che dovranno scegliere coloro che il buon Roberto avrà l’onere di guidare verso l’Europa.
E allora perché nascondersi? Lo si dica apertamente cosa questo Napoli può fare e non si abbia vergogna di puntare ad un modello stile Udinese. Magari si riuscisse a realizzare. Investimenti oculati e capacità di galleggiare in Europa per anni. Napoli non è Udine, si dirà. Magari lo fosse, però. Udine viaggia da tempo nei quartieri alti della A, sfoggia campioni presi quasi dall’anonimato (D’Agostino Quagliarella Pepe Inler), sa puntare su giovani importanti (Felipe Zapata Floro Flores, lo ricordate?), gioca un ottimo calcio. Se questo vi sembra poco? Poi, quando i tempi son più maturi, De Laurentiis ce lo farà sapere. La chiarezza prima di tutto.
