BUU AI RAZZISTI

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C’è modo e modo di ferire un tuo nemico. Ci sono molti modi per insultare una persona che ti si è resa antipatica e che vuoi annientare o quantomeno colpire direttamente. Però c’è chi si affida alla propria abilità e al proprio valore per sconfiggere l’avversario con armi lecite e chi invece non conosce metodi diversi da colpi bassi e mezzi illeciti. È l’abisso che intercorre tra un guerriero valoroso e uno sporco vigliacco. Per fortuna di tanto in tanto il bene ha ragione sul male e l’infimo viene smascherato e successivamente castigato. Per la serie: anche dai Tosel si può spremere una goccia di giustizia. 

La notizia è di oggi e fa cantare l’alleluia. Ci è voluto un vergognoso spettacolo di razzismo per far chiudere lo stadio ad una squadra che non fosse il Napoli. Porte chiuse e stadio vuoto per la Juventus, dopo che per novanta orrendi minuti i suoi tifosi (tutti o quasi, non solo un gruppo di animaletti in cerca di bravate) hanno ricoperto di insulti l’attaccante dell’Inter Mario Balotelli. Che di certo non sarà un mostro di simpatia ma non per questo ci si può sentire autorizzati a tornare indietro di secoli e seguire teorie razziste sconfessate da decenni di studi intelligenti. Perché è proprio questo il punto: i cori e i buu razzisti sono quanto di più offensivo dell’intelligenza umana esista al mondo. Hai voglia a spiegarlo a chi non conosce cultura, a chi non conosce ragionamento. Eppure è davvero così semplice capire che non c’è differenza fra un nero, un giallo e un bianco; stupisce anzi che nel duemila ancora ci siano persone che si attaccano a queste stupidaggini per il solo gusto di sentirsi superiori agli altri in qualche altro modo, visto che a livello di cervello e di statura morale stanno un po’ scarsine. Probabilmente è vero che Balotelli se l’è cercata l’antipatia del pubblico, con quei suoi atteggiamenti da bambino viziato e provocatore che non piacciono a nessuno. Ma come già detto si può colpire un uomo in tanti modi, certo è che col razzismo si insulta prima se stessi e poi l’altro. Perché ci si mostra stupidi e bacati, e non è proprio il miglior biglietto di presentazione.

Molti dicono che allo stadio non esiste discriminazione. L’ululato al calciatore di colore e il coro offensivo sono soltanto alcuni aspetti della strategia volta a deconcentrare l’avversario con qualunque mezzo, anche il più becero. L’importante è il risultato, non i mezzi utilizzati per ottenerlo. Probabilmente è vero, ci sono poche tifoserie veramente idiote che insultano i “diversi” per posizione ideologica, il resto è tutta feccia senza neppure consapevolezza. Ma non è la motivazione che conta, è l’atto che va punito e con mezzi sempre più severi. Perché è vero che la mamma dei cretini è sempre incinta, ma forse con la minaccia di punizioni esemplari almeno questi cretini ci penseranno bene prima di dare aria alla bocca. Per loro sì che è necessaria la discriminazione.

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