“Il dito contro”: Inter, i conti non tornano
Il consueto dito contro di questa settimana punta all’indirizzo dell’Inter di Antonio Conte, reduce dalla sconfitta rimediata contro la Lazio nel posticipo di domenica sera.
Lo scontro al vertice che ha visto la sfida tra Lazio e Inter – con la Juventus reduce dalla vittoria con il Brescia alla finestra – genera inevitabilmente non poche domande sui nerazzurri: qual è la “vera” Inter?
Domenica sera, rendendo onore al merito di una Lazio arrembante e terribilmente efficace in tutti i suoi effettivi, i ragazzi di Antonio Conte non sono stati in grado di tenere alta la bandiera della propria squadra. Soprattutto considerando che è ai vertici della classifica ed è effettivamente considerata la “anti-Juve” designata per blasone e risultati.
Soltanto una settimana fa, in una partita pregna di significato come il derby di Milano, l’Inter è stata in grado di ribaltare lo svantaggio iniziale: quattro goal alle spalle di Donnarumma e la sensazione di essere davvero grandi.
Grandi per carattere, per voglia.
Grandi grazie ad un allenatore, Conte, leader in grado di spingere le proprie squadre al massimo. Ed è per questo che la sconfitta di domenica sera porta la questione “qual è la vera Inter” ad un livello più profondo.
È vicina a quella che ha portato all’eliminazione dalla Champions Leaugue contro il Barcellona per senso la sconfitta di domenica sera. Vicina per senso perché questa Inter che crea timori a tutti nei momenti clou si perde.
Ecco allora spiegato il motivo del dubbio e del “dito contro” puntato questa settimana: sarà che in questo campionato dove è scomparsa l’ “avversaria” della Juve nelle ultime stagioni, cioè il Napoli, ha fatto gola a tutto il sistema calcio rintracciare nell’Inter la nemesi dei bianconeri?
Certo non è una sconfitta a far fare marcia indietro, se tutti ci hanno – e ci vedono – del buono nel lavoro di Conte e dei suoi è perché i risultati non mentono, la classifica parla e dice che l’Inter lotta per lo scudetto. Ma quando è la Lazio a spuntarla, nonostante la brillantezza del gruppo guidato da Inzaghi, le domande su cosa sia davvero l’Inter è impossibile non porsela.
Ormai è uno scontro a tre a tutti gli effetti, dove nessuno corre più degli altri e tutti hanno qualcosa da perdere: Sarri che deve portare l’ennesimo scudetto a Torino mettendoci la sua firma e la Juventus che non deve rallentare la propria corsa, nonostante i problemi evidenti nascosti bene grazie alla classe dei singoli.
La Lazio che non può più pensare a se stessa come “la sorpresa” del campionato. Il gioco di Inzaghi e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, non confermarsi nel restante girone di ritorno sarebbe delittuoso.
E l’Inter? L’Inter ha quasi il “dovere di nascita” di cucirsi a maggio lo scudetto sul petto dopo quasi un decennio di egemonia bianconera, ma potrà farlo soltanto mettendo da parte grinta, rabbia e voglia di rivalsa. Lo potrà fare mettendoci la testa, e in questo dovrà lavorare moltissimo il mister Conte, un sanguigno di vocazione, un incendiario, il quale deve necessariamente diventare ingegnere e instillare nei suoi che a volte per vincere non serve solo correre più degli altri.
A volte il cuore non basta, serve la testa. Tanta testa.


