Tatticamente – Modello Juve

Un Napoli sempre più modello Juve. Che vince perchè è più forte dell’avversario, che vince grazie ad un calcio piazzato, e che vince anche grazie ad un pizzico di fortuna che alle grandi squadre non guasta mai. Ma soprattutto perchè ha trovato finalmente un portiere che non solo para, ma che compie veri e propri autentici miracoli. Ancelotti è stato inequivocabile nelle dichiarazioni del post-gara e nella gestione della stessa, quando nella ripresa, preso atto delle difficoltà di trovare il raddoppio, ha pensato palesemente d’abbassare il baricentro e difendere il punteggio di 1-0: chiude il match senza lasciare in campo nemmeno più un attaccante, sostituendo Mertens con Diawara e badando solamente al sodo, a non prendere gol e portare a casa l’intera posta col minimo sforzo. Questo significa prendersi anche dei rischi: è una mossa azzardata, contro qualsiasi avversario, decidere d’indirizzare la partita con delle sostituzioni conservative e ribaltare completamente ed improvvisamente l’atteggiamento dei suoi calciatori – da “positivo”, da che erano tutti proiettarti in avanti a caccia del 2-0, a tutti dietro e bassi dentro la propria area di rigore. Ancelotti come Allegri, il Napoli come la Juve: similitudini e parallelismi che ad eccezione delle caratteristiche di alcuni singoli – ai bianconeri la fisicità, agli azzurri la peculiarità dei brevilinei – cominciano ad avvicinare le due realtà ad oggi più importanti e competitive del calcio italiano. Nella filosofia di gioco – la ricerca della verticalità e dello spunto delle individualità -, nella maniera di comportarsi a seconda dei momenti e dei dettami che arrivano dalle scelte di formazione – in corso d’opera – dei rispettivi allenatori. Napoli-Spal non è stata una partita spumeggiante, però è la decima stagionale nella quale i tre portieri avvicendatisi non hanno beccato nemmeno un gol, ed è forse la rappresentazione più verosimile di questa prima versione del Napoli di Ancelotti: non ruberà mai l’occhio, perderà il computo dei tiri totali e dei corner conquistati, ma si farà apprezzare per l’estrema efficacia e capacità di centrare i risultati anche nella sofferenza, anche nei grigi pomeriggi invernali, anche senza qualche titolare indispensabile come Allan. Lo certifica un dato: appena un punto di ritardo rispetto allo scorso campionato; proiezione che conduce ad altri possibili 91 punti finali. Medie altrettanto straordinarie, a dimostrazione che tra bel gioco e “gioco al risparmio” – se così possiamo chiamarlo – non esiste (ancora) un vincitore: pareggiano, o quasi. Ancelotti e Sarri sono tanto lontani quanto vicini: il secondo divertiva, il primo “soddisfa”. Perchè il risultato appaga, sempre. Nonostante arrivi dopo un ciclo così particolare e cancellato in un attimo: se la Juve continua a vincere, un motivo ci sarà. È la Juve la massima aspirazione del Napoli. Ed Ancelotti sta cercando di farlo passare questo messaggio: sporchiamoci pure le mani, se serve. Gli scudetti si vincono soffrendo, è attraverso queste fasi, i Napoli-Spal per intenderci, che cresce il livello di maturità e mentalità della squadra. Così si spiega anche la parata miracolosa di Meret a tempo scaduto: non solo un mix di bellezza tecnica ed esplosività, ma anche tanta concentrazione. La squadra rimane applicata sino all’ultimo momento, stringe i denti e se c’è da mettersi una pezza – alla Chiellini, tanto per cambiare -, ce la mette. Con Koulibaly e Albiol su tutti. Ma anche con ottimo Rog, che se vogliamo è il giocatore che forse incarna alla perfezione lo spirito da combattente che è importante tirar fuori in certi momenti.

 

Il croato è noto per le sue doti agonistiche, di mediano aggressivo e recupera-palloni. Alla Dinamo Zagabria però si distingueva anche per qualcosa di diverso, che contro la Spal ha cominciato a far intravedere: l’incursione centrale, dalle retrovie, atta ad attaccare lo spazio ed accompagnare l’azione con coraggio. Le potenzialità di questo ragazzo sono ancora inespresse. A dire il vero non sappiamo dove possa arrivare e se sia o meno un calciatore di grande livello ed in grado un giorno di prendersi in mano il centrocampo del Napoli. Ha la fiducia di Ancelotti, però: e tanto basta per poter esprimersi in libertà. Dispiace per la solita ammonizione che arriva ogni volta puntale: è un evidente limite che potrebbe a lungo danneggiarlo e che infatti raramente gli ha consentito di disputare un incontro per intero. Sarebbe la giusta occasione per esaminarlo nell’arco di tutto il match, anche durante i patemi finali: è in quei momenti di “resistenza” che bisogna tenere ben saldi i nervi e controllare le ultime energie nervose rimaste.

 

Indipendentemente dal fatto che sia rientrato Faouzi Ghoulam, il Napoli di Ancelotti sfrutta entrambe le fasce con la medesima – all’incirca – percentuale d’occupazione territoriale. Ragion per cui chiunque deve sentirsi pronto a cominciare l’azione. Come Hysaj in occasione del lungo lancio (di sinistro) che porterà alla circostanza del gol annullato ad Insigne per off-side. L’albanese si prende la responsabilità di innescare la manovra direttamente sulle punte: è una evidente indicazione di Ancelotti, che vuole che tutti gli effettivi partecipino attivamente allo sviluppo delle operazioni, e che inventino la giocata anche al posto degli uomini di maggior talento. Così un terzino come Hysaj scopre che oltre alle diagonali difensivi e/o ad uno scolastico disimpegno, ci può essere dell’altro da mettere in mostra: lavorare sulla tecnica individuale e sullo spirito d’iniziativa è il diktat che arriva dalla panchina.

 

Mancato a più riprese il gol della sicurezza, Ancelotti preferisce sfruttare le ripartenze e la velocità dei centrocampisti, piuttosto che impiegare una punta come Milik al posto di un’altra (Mertens). Una scelta chiaramente ultra difensiva ed estremamente pragmatica, che a qualcuno avrà fatto storcere il naso. Di solito in questi casi si tende ad inserire il centravanti più fisico per permettere alla squadra di salire e guadagnare metri, nel tentativo di cercare da un lato di insistere per trovare un altro gol e dall’altro per spezzare la morsa offensiva degli avversari ed evitare di trascinarseli pericolosamente sin dentro la propria area di rigore (come infatti è accaduto). Ancelotti ha rispettato forse oltremodo la Spal e, temendo il colpo di coda, ha pensato di risistemare la squadra sotto l’aspetto tattico posizionando un giocatore di maggiore lotta e meno di governo in mezzo al campo, irrobustendo la linea mediana che aveva perso in compattezza e pressing con l’uscita di Rog. E’ l’eclettismo d’Ancelotti, che s’accorge che la sua squadra non ne ha più per poter rendersi lucida sotto porta, ed allora pensa bene di rafforzare la fase difensiva e dedicare cinque/dieci minuti soltanto a quella. Un upgrade da tenere in altissima considerazione – di cui non “vergognarsi” – e che inevitabilmente ha bisogno di tempo per essere metabolizzato: il Napoli potrebbe non essere ancora pronta a sollevare completamente il piede dall’acceleratore ed “uscire” dalle partite, attendendo passivo il “ritorno” degli avversari.

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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