Il bomber sconosciuto a De Laurentiis: viaggio nella carriera di Mariano Diaz!

Quando nella torrida estate trentina, tra la bufala Cavani e le altre mille smentite alla radio ufficiale, spuntò fuori anche il nome d’un certo Mariano Diaz come possibile nuovo attaccante del Napoli, il Presidente Aurelio De Laurentiis commentò molto seccamente la notizia, con un lapidario “non lo conosco”. Una risposta chiara, diretta, a nostro avviso sincera. E che tutto sommato poteva anche starci. De Laurentiis non è un direttore sportivo e non gli si può chiedere di conoscere qualsiasi calciatore. In più non si stava parlando nè d’un giovanissimo crack di mercato, nè del famosissimo fuoriclasse di turno che soltanto per antonomasia riesce a riempire periodicamente le testate e le bocche di tutti, anche dei meno informati. Mariano Diaz è uno di quei profili che per adesso preferiamo inserire in una fascia media, ricca ricchissima di nomi più o meno emergenti, tra i quali molti – come lui – considerabili diamanti grezzi ed altri che hanno invece già mostrato il meglio e il massimo – senza mai toccare picchi altissimi – delle loro possibilità. Del resto, fino a questo istante la carriera di Mariano Diaz annovera appena una di stagione entusiasmante o almeno degna di nota tra tutte quelle disputate da professionista. Ci riferiamo all’annata scorsa, quando vestiva la maglia dell’Olimpique Lione: 18 reti messe a segno in campionato più due in Europa League, per un totale di 45 presenze. Numeri buoni, eccezionali no, se teniamo conto del coefficiente non esageratamente alto di difficoltà della Ligue 1. Numeri, in termini di cifre; numeri in termini soprattutto di giocate: sono quelle che balzano all’occhio. Potenza e tecnica individuale messe insieme: padre spagnolo e madre dominicana, ma sembra avere la garra dei sudamericani. E’ freddo, letale negli ultimi sedici metri: attacca il pallone con rabbia, forza, determinazione, insomma con tutte quelle componenti che servono al bomber propriamente detto. Preferisce il destro, ma non disdegna il mancino. In area di rigore si fa valere, rispettare, i compagni lo cercano e lo trovano. Non soltanto lì, però: Mariano Diaz è il prototipo del centravanti moderno, che ha sì le possenti doti fisiche che gli consentono di proteggere bene i palloni che gli arrivano di spalle, ma anche un importante senso della posizione.

In diverse circostanze evidenziate in questo video, è emersa una caratteristica fondamentale: la capacità di palleggiare intorno al perimetro del rettangolo dell’area di rigore, nel tentativo di fornire sempre l’assistenza più utile al compagno di squadra. Una dote corroborata da una buona velocità di base, sia con la sfera tra i piedi che a “secco”: lodevole, a tal proposito, la propensione al sacrificio quando lotta contro il difensore-avversario, pressandolo fino a costringerlo all’errore in disimpegno. Sulla carta, la scheda tecnica di Mariano Diaz è tipica di chi – come s’usa dire in gergo – “ha tutto”. Del resto nel 2012 venne tesserato dal Real Madrid, che proprio in quella fase era alla disperata caccia dei migliori talenti internazionali che insieme a Ronaldo e soci – e successivamente Carletto Ancelotti in panchina – sarebbero dovuti diventare i precursori dell’agognata “Decima”. Merito di Zidane che l’adocchiò tra le fila dei catalani del Badalona poi, e del settore giovanile dell’Espanyol prima. Il promettente percorso biennale in cantera gli vale la promozione in Seguenda Division, nel 2015, al Castilla allenato dallo stesso Zidane. Che nel 2016 decide di aggregarlo in prima squadra, dove riesce comunque – nonostante lo spazio evidentemente risicato – a guadagnarsi un discreto numero di gettoni e realizzazioni: protagonista assoluto in Coppa del Re, con ben 4 centri in soli 5 turni. Da lì, il passaggio al Lione per una cifra di 8 milioni di euro: con i francesi esplode prepotentemente e si guadagna una nuova chiamata dalla casa madre, anzi blancos. Il Real, che al momento della cessione all’OL si era riservato un diritto di recompra, lo riporta alla base nell’anno della rifondazione (tecnica) e d’un primo tentativo di cambio generazionale del club. Lo sconosciuto a De Laurentiis è insomma oramai ai margini dei galacticos e pronto a rilanciare le proprie ambizioni. Con personalità. Perchè ad uno che eredita la pesantissima – manco a dirlo – maglia numero sette di Cristiano, quella certamente non può mancare. Ma ha 25 anni – tanti quanti ne aveva un certo Gonzalo Higuain al suo approdo in azzurro -, e deve fare in fretta: è l’età dei cambi di rotta, di direzione. Da Madrid a Napoli, per esempio. Dove potrebbe ritrovare la fiducia che aveva oltralpe. Dove l’aspetterebbe la verticalità del calcio Ancelottiano: ecco, la sua dimensione ideale!

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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