Il Napoli ricama calcio. Un calcio certosino – quando ha la palla -, di grande applicazione – quando deve recuperarla – e soprattutto efficace – occasioni da gol talmente nitide che quasi le concretizza tutte -. Un calcio che disorienta gli avversari, depressi, sciatti per aver corso a vuoto per 90′, demoralizzati per non aver nemmeno messo piede nell’area di rigore avversaria, piegati come un fazzoletto da taschino. ‘Rassegnativi’: l’imperativo del Napoli mentre si bea del suo ‘tiki taka’, che in realtà è un ‘senza te (il pallone) non so stare’, un’operazione a dir poco persuasiva del tipo ‘dallo a me che lo gioco meglio di te’. Ma la sintesi perfetta è quella di Rastelli: “I miei hanno dato tutto ma si sono sentiti impotenti”. Ecco, è l’esatto manifesto di chi ha trascorso una domenica da incubo, di chi non l’ha mai vista. Pranzo indigesto: l’acquolina in bocca, sentirne l’odore dalla cucina e non mangiare mai. Non mastica amaro il Cagliari; non può perchè non ne ha avuto l’opportunità: ha semplicemente realizzato di non potercela mai fare, di non poter provarci nemmeno. A tavola c’era spazio solo per il Napoli, che finalmente ha ritrovato il capo, il suo capo-tavola: Marek Hamsik spezza un digiuno di ben 10 conviviali.
Il Capitano si riprende il suo posto d’onore. Apparecchia il lato corto dell’area di rigore e realizza alla sua vecchia maniera: l’inserimento alla Marek Hamsik! 1. Difensori rossoblù attratti dalla palla e tutti distribuiti in un zona di campo dove non c’è nemmeno una maglia azzurra. 2. In realtà, quella maglia azzurra – Mertens – c’è ma non si vede: s’è staccata da una possibile marcatura multipla e s’è posizionata all’altezza della lunetta, per ricevere palla da trequartista e lanciare eventuali accorrenti. 3. A sorpresa, ed è la vera novità di quest’anno, in area sta per entrarci uno che di mestiere a malapena dovrebbe superare la metà campo: Faouzi Ghoulam in sovrapposizione interna!
Il Napoli non porta riferimenti statici in avanti: troppo mobili i tre piccoletti per farsi intrappolare nelle ragnatele; anguille che sgusciano, dunque gli avversari ammattiscono: non sanno che pesci prendere.
Insigne-Hamsik-Ghoulam: la catena di sinistra, la catena di comando, un’unità di combattimento, il triangolo ideale. Porte girevoli: gente che va, gente che esce, ante sbattute in faccia agli ospiti indesiderati. Hamsik in retromarcia, Ghoulam avanza sul rettilineo. Ancora una volta l’algerino si diverte da attaccante aggiunto: un’ala più che un terzino.
Tecnico nel palleggio ed una nuova voce aggiunta ai soliti tenori; i numeri parlano chiaro: due gol segnati in tre anni e mezzo; non a caso l’attuale stagione ne porta la paternità
Ghoulam ovunque, a tutto campo, uno stacanovista disposto a far tutto. Tanto che a fine giornata si guadagna anche la mancia da… centravanti. Qui in versione boa, difende la sfera e fa la sponda a Mertens.Terzino non banale, lineare e metodico, bensì creativo, rivoluzionario. L’istinto, l’iniziativa personale che non t’aspetti da uno che ti abitui a vedere sempre in basso/alto a sinistra/destra -rispettivamente – del teleschermo, accompagnare la manovra e poi lasciare l’inquadratura. Ed invece… la nostra lente d’ingrandimento lo becca ancora una volta in avanscoperta: nello specifico, segue l’azione fino a volerla concludere, fa a sportellate col diretto avversario, attacca la porta come un vero nove. Perfetta la suddivisione dei compiti sul cross di Insigne: un uomo – Mertens – in direzione primo palo, un altro – Ghoulam – disegna la parallela verso il secondo.
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