‘O MAREK E ‘O SOLE
Ah, l’amore. Ci abbiamo provato in tutti i modi a proteggere un ragazzo in difficoltà, un ragazzo a cui vogliamo un bene dell’anima. Ora però diventa sempre più difficile farlo, perché è ormai troppo tempo che continua così, e quella che sembrava una metamorfosi dolorosa ma necessaria si sta trasformando in un autentico calvario. Sinceramente se li potevano ampiamente risparmiare, eppure gli eloquentissimi fischi del San Paolo hanno squarciato il velo su quella che è diventata una verità impossibile da nascondere: Marek Hamsik ha un problema, anzi è un problema. Si è spento il sole e chi lo ha spento è proprio lui. E forse ammetterlo è il primo passo per provare a risolverlo, questo benedetto problema, naturalmente nel migliore dei modi possibili.
Cerchiamo di non essere troppo duri con lui. Ricostruendo gli ultimi dodici mesi del talento slovacco si può vedere un diagramma in continua discesa, a partire dalle prime ottime prestazioni della gestione Benìtez – che avevano fatto gridare subito al nuovo Gerrard – fino a giungere agli impietosi improperi del match contro l’Empoli, prima vera frattura di un rapporto sempre idilliaco. E del resto non poteva non esserlo. Otto stagioni per 321 presenze, quinto di sempre (con Ferrara ad un solo gettone, quindi praticamente quarto). Quaranta caps in Europa, qui recordman assoluto. Ottantuno reti, settimo all-time e primo dei centrocampisti, o meglio dei non-attaccanti. Assist? Incalcolabili. Figli napo-slovacchi, tante dichiarazioni d’amore confermate poi dai fatti, cioè dalla permanenza a Napoli nonostante le tante offerte dall’estero. Inevitabile la fascia di capitano, prima da vice e poi quella “ufficiale”, dopo l’addio di Paolo Cannavaro.
Ma fermiamo il mondo, che forse il problema è proprio qui. La collocazione tattica sulla carta dovrebbe esaltare il suo fiuto per l’inserimento, il suo gusto per l’ultimo passaggio, la sua capacità di collegare seconda e prima linea con ripiegamenti costanti. Quest’anno Benìtez gli ha anche allargato un po’ il raggio d’azione, rendendolo di fatto il regista occulto della squadra. Fin qui tutto bene, le caratteristiche di Marek si sposano alla perfezione con queste mansioni e lì davanti i compagni sono tutti grandi campioni. Magari gli ci vorrebbe un po’ di protezione in più alle spalle, ma tant’è. E quindi? Cos’è cambiato in peggio rispetto ad un anno fa? Beh sì, forse proprio la fascia. Dopo l’inizio scintillante c’è stato l’infortunio, i problemi personali, poi il ritorno in campo con i gradi di capitano, visto il definitivo accantonamento di Cannavaro. Da lì in poi il tracollo, la prima stagione non in doppia cifra, le prestazioni sempre più anemiche, le tante insufficienze di quest’anno. E i fischi. Già, perché da capitano è il primo a dover rendere conto di come gioca la squadra. Proprio lui che è in un momento così complicato della carriera e della vita. È il corso delle cose, evitabile ma naturale. Basta capire cosa non va e porre rimedio.
C’è di buono che almeno non dobbiamo più nascondercelo. Il problema c’è e in qualche maniera va risolto. Benìtez sostiene che tenendolo in campo ritrova fiducia, ma forse non è necessariamente così. Qualche panchina potrebbe far bene, soprattutto per dargli tempo e modo di ritrovare quello smalto perduto. Magari si potrebbe provare a sgravarlo da quella responsabilità enorme che è rappresentare una città e una squadra difficili come Napoli, mettendoci pure la faccia. Non è una colpa, leader si nasce e lui modestamente non lo nacque. Togliergli l’incombenza può essere un tentativo, hai visto mai che il problema è solo psicologico. Una cosa però va evitata assolutamente: basta con questi giudizi netti e definitivi da tribunaccia politica, abitudine malsana dei salotti giornalistici partenopei. Non è scarso, basta ricordarsi cosa ha fatto fino allo scorso anno. Non è finito (a 27 anni!), è soltanto in crisi. E fascia o non fascia resta comunque un simbolo di questa squadra. No, assolutamente. Marek Hamsik ha bisogno di far splendere di nuovo il sole, di ritrovare se stesso, ma per farlo ha bisogno di tanto, tantissimo sostegno. Smettiamo di stargli addosso, smettiamo di dargli addosso. Sputiamo una sentenza in meno e guadagniamo qualche silenzio in più. Un giorno saremo ripagati, non ce ne pentiremo. Vedremo. Anzi, vedrete.


