5-4-1: IL MODULO CATENACCIARO

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La nostra rubrica di tattica riporta alla luce uno dei moduli, ormai definiti obsoleti, che ha fatto la storia del calcio mondiale: il 5-4-1. Ricordiamo, come sempre, che ogni modulo calcistico vive di un’interpretazione soggettiva, ovvero chiunque può utilizzare, cambiare o interpretare un modulo a seconda delle proprie idee essendo una “scienza inesatta”.

L’idea di base. Come si può ben intendere, il 5-4-1 premette sopra ogni cosa la volontà di non scoprire né tantomeno “sfilacciare” la squadra sia in fase difensiva che offensiva. Il modulo presenta uno scheletro capace di assorbire ogni zona del campo lasciando, però, una punta quasi isolata e costretta a fungere da punto di riferimento per i compagni rischiando, talvolta, di restare completamente estraneo al gioco in caso di difficoltà.La difesa a cinque prevede tre centrali di marcatura (in molti casi è presente un uomo con la funzione di libero) e due esterni molto veloci e capaci di spingere fino al fondo; il centrocampo vede un regista e un mediano di rottura mentre i due laterali possono diventare “intercambiabili” a seconda delle richieste del tecnico.

Osservando la Fig. 1, notiamo come i due esterni di centrocampo svolgano più un lavoro di copertura ai due terzini pronti a spingere alla ricerca dello spazio per effettuare qualche cross; in compenso, nella zona centrale di centrocampo il regista lavorerà anche da recupera palloni lasciando al compagno la libertà d’inserirsi da lontano. Questo modulo, però, vive istintivamente sulla base del “catenaccio” a protezione della difesa per poi catapultarsi in avanti con la velocità nel contropiede. In molti pensano che questa formula si di “padre italiano”, invece il primo ad operare tale funzionalità di gioco fu l’austriaco Karl Rappan, Ct della nazionale svizzera del mondiale 1938.Piccoli ritocchi. Come appena detto, lo stile catenacciaro fu proposto in anteprima da un tecnico austriaco: allora perché l’Italia ne viene riconosciuta in ogni parte del mondo?

La spiegazione è molto semplice. Osservando la Fig. 2, notiamo alcune differenze sostanziali nei vari movimenti che cambiano sensibilmente la voluttà del gioco.

I primi cambi furono apportati da Nereo Rocco e il suo Milan degl’anni sessanta. L’idea offensiva non passava più dallo slancio dei due esterni difensivi, bensì tutto ruotava intorno ai vari inserimenti dei due esterni di centrocampo che molto spesso riuscivano a ricoprire quasi la zona della trequarti avversaria. Altra modifica verrà apportata più avanti dall’Inter di Helenio Herrera che, per sfruttare al massimo le sgroppate di Giacinto Facchetti, creò una squadra quasi a molla dove la fascia sinistra trovava compiti di spinta mentre il resto del gruppo tornava a scalare a supporto.

I primi cambiamenti, quindi, sono stati apportati in Italia, ma anche i successivi ritocchi passano per il bel paese. Il 5-4-1 e il catenaccio si separano grazie a Giovanni Trapattoni capace di impiantare lo stile anche in un 4-4-2, ma le magie del Trap saranno limitate alla storia neroazzurra. Infatti, con il passare del tempo, le contromisure al catenaccio diventano sempre più affidabili e produttive; esempio lampante resta il mondiale nippo – coreano del 2002 quando proprio la Corea del Sud di Hiddink abbottonò gli azzurri schiacciando il catenaccio con un pressing asfissiante fatto di grande velocità di un gioco che trova la sua fonte fin dalle retrovie.Oggi, tale modulo, è stato praticamente abbandonato se non, in rari casi, impiegato sotto altre forme (5-3-2; 4-5-1)

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