1980-84: L’EPOCA D’ORO DEL CALCIO BASCO

Nel Napoli più iberico della storia scopriamo gli aneddoti, le curiosità, i modus vivendi della cultura spagnola

¡Hola!
Con lo strapotere secolare di Real e Barça alle altre compagini spagnole restano solo le briciole. Eppure, dinanzi a quella che appare persino un’abitudine al festeggiamento per castigliani e catalani, tali briciole si trasformano in primi piatti autentici. Vittorie importanti, figlie di imprese gloriose e meravigliose, da raccontare ai posteri e conservare con orgoglio per chi sostiene quei club capaci di rompere il duopolio Merengue-Blaugrana. Tra questi, Real Sociedad e Athletic Bilbao, che tra il 1980 e il 1984 diedero vita in campo nazionale a un breve ma intenso e irripetibile ciclo per il fútbol del País Vasco.

I RAGAZZI DI ORMAETXEA – Fondata nel 1909, la Real Sociedad di San Sebastián (Donostia in basco), a parte la Copa del Rey vinta proprio nel suo primo anno di vita e le altre tre perse nel 1912, 1928 e 1951, non brilla molto di luce propria nella Liga, fino a retrocedere in Segunda División nel 1962. Quell’anno milita in squadra un giocatore cresciuto nel vivaio ‘txuri-urdin’ (‘bianco-blu’): si chiama Alberto Ormaetxea, di ruolo terzino. Pochi fronzoli, tanta sostanza: queste caratteristiche lo accomunano ai suoi colleghi di una difesa che diventa protagonista del ritorno in Primera della Real nel 1967. Ed è lì, sulla base di quel reparto arretrato che, lentamente ma progressivamente, inizia a formarsi un collettivo solido e grintoso, capace nel giro di pochi anni di dare filo da torcere alle grandi di Spagna. Quando appende gli scarpini al chiodo nel 1974, l’umile e silenzioso Ormaetxea rimane nello staff tecnico del club nel quale, frattanto, hanno cominciato a emergere i validi giovani della Sanse, la Cantera biancoblu: Arconada, Perico Alonso, Kortabarría, López Ufarte, Satrústegui, Celayeta, Zamora, Górriz. Tutti baschi, fatti in casa e promossi in prima squadra secondo la lungimirante politica di José Luis Orbegozo, presidente dal ’67 all’83. Divenuto allenatore nel 1978, due anni dopo Ormaetxea guida i suoi ragazzi a lottare da pari a pari con il Real Madrid, ma il titolo sfugge all’ultima giornata. Il riscatto avviene puntuale l’anno successivo, stagione 1980-81: i ‘txuri-urdin’ tengono botta all’Atlético, lo scavalcano in vetta e, benché raggiunti dalle Merengues di Vujadin Boskov, vincono il loro primo titolo per differenza reti pareggiando a Gijón con Zamora a 12’’ dalla fine. Un’impresa memorabile, esaltata dalla stampa di allora; la più grossa delle soddisfazioni per un popolo che, dopo i decenni bui del Franchismo, rialzava la testa grazie al calcio. E nel 1982 la Real concede addirittura il bis. Stavolta a gareggiare con lei c’è anche il Barcellona, superato nelle ultime partite e lasciato a due lunghezze di distanza. Artefice dei successi un gruppo unito e affiatato, pragmatico e deciso, non privo di talento ma poco incline allo spettacolo e che fa della concretezza le sue armi migliori, il tutto seguendo fedelmente il serio condottiero seduto in panchina. Quelle due annate rappresentano il picco forse più alto per la squadra di San Sebastián, che sempre nel 1982 vince anche la Supercoppa di Spagna battendo ancora il Real. E nel 1983 in Coppa Campioni si arrenderà solo in semifinale ai futuri vincitori dell’Amburgo. Sarà l’apice prima dell’addio dell’amato allenatore, avvenuto al termine della stagione 1984-85.

LA ‘GARRA’ DI CLEMENTE – Ma l’età d’oro del calcio basco non si ferma al 1982. In quegli anni sta infatti tornando alla ribalta il glorioso Athletic Bilbao, reduce da alcuni lustri un po’ fiacchi, senza vittorie e con la delusione della finale di Coppa UEFA persa con la Juventus nel 1977. Nel 1981 la guida dei rojiblancos passa al 32enne Javier Clemente, precocemente divenuto mister dopo una sfortunata carriera da giocatore tra le fila dell’Athleti. Il futuro CT delle Furie Rosse mette su un mix di veterani (Dani, Goikoetxea, Sola, Núñez e Gisasola) e giovani (Zubizarreta, Patxi e Julio Salinas, De La Fuente, Andrinua, Sarabia). Un collettivo interamente autoctono, come nella migliore e perpetua tradizione del club bilbaíno, in grado di produrre un calcio divertente e spumeggiante, fatto di ‘garra’ (‘grinta’, in spagnolo) e di rapide ripartenze. Dopo un buon 4° posto nella prima stagione, l’anno appresso l’Athletic lotta serratamente con il Real Madrid, finché si giunge a un giorno che ogni buon appassionato di calcio spagnolo non dimenticherà mai. 1° maggio 1983: castigliani (primi) e baschi (secondi) arrivano all’ultima giornata distanziati di un punto, e sono entrambi impegnati fuori casa contro due squadre in lizza per salvarsi, Valencia (ebbene sì …) e Las Palmas. Le Merenges perdono inopinatamente frenate da due pali e da un rigore non assegnato, i ‘Leones’ ribaltano l’iniziale svantaggio contro gli isolani e tornano a vincere una Liga dopo 27 anni, festeggiati da una folla immensa che li accoglie mentre percorrono in barca il fiume Nervión. La stagione successiva Clemente e i suoi prodi giungono addirittura al culmine con il doblete Campionato-Coppa. Vincono la Liga dopo un altro duello al cardiopalma con il Real e con il Barça di Maradona. E dopo un’altra giornata da infarto, il 29 aprile 1984: nell’arco dei 90′ si ritrovano in testa per goal average prima i Blaugrana, poi le Merengues e infine i Rojiblancos, bravi a prevalere proprio sui conterranei della Real Sociedad con una doppietta di Liceranzu. Per l’Athletic è l’8° campionato vinto nella storia della società (anche l’ultimo…) . In Copa del Rey vittima sacrificale è ancora il Barcellona, in una partita tiratissima: non è passato molto tempo dal terribile fallaccio commesso su Maradona da Goikoetxea, chiamato d’ora in poi il ‘macellaio di Bilbao’, sicché in quella finale, all’ennesimo intervento del violento difensore, El Pibe reagisce e ne nasce una rissa che macchia un po’ la festa dei baschi. Sembra quasi il preludio di ciò che avverrà in seguito nell’ambiente biancorosso. Clemente si intestardirà a tenere in panchina il suo talento più cristallino, Manu Sarabia, e, entrato in polemica con la dirigenza, si farà esonerare nell’inverno 1986. Tornerà a guidare l’Athletic, ma con risultati decisamente inferiori.

OGGI – Negli ultimi decenni biancoblu e biancorossi hanno dovuto soffrire le loro croci. La Real Sociedad è andata incontro a stagioni quasi anonime, tranne la 2002-03, quella del titolo perso con il Real Madrid a una giornata dalla fine. Una crisi economica l’ha quasi portata sull’orlo del fallimento, coincidendo con la retrocessione in Segunda División avvenuta nel 2007 dopo 40 anni consecutivi nel massimo campionato. Ritornata in Primera nel 2010, la Real si è lentamente stabilizzata, potendo contare negli ultimi anni su una rosa ben assortita, nella quale spiccano, tra gli altri, il forte messicano Carlos Vela e l’uruguagio Chory Castro. Nel 2013 i ‘txuri-urdin’ si sono persino classificati quarti, partecipando così alla Champions e giungendo fino alla fase a gironi. Quanto all’Athletic, beh … dei progressi compiuti di recente dai ‘Leones’ a Napoli ne sappiamo qualcosa … Dopo annate dure, durante le quali ha rischiato finanche di retrocedere per la prima volta nella sua gloriosa storia, il Bilbao ha saputo ricostuire una squadra di tutto rispetto, sempre rigorosamente composta da uomini ‘made in País Vasco’: Iraizoz, Beñat, Mikel Rico, Iturraspe, Aduriz, Iraola, Gurpegi e, dulcis in fundo, il talentino Iker Muniain. Forse non capace di restare stabilmente in alta classifica, ma sempre pronta a mettere in campo l’orgoglio di un popolo fiero delle sue radici e dell’essere diverso dagli ingombranti castigliani. Così è il Bilbao. E così anche la tenace Real di San Sebastián-Donostia.
¡Hasta la próxima!

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