FIGLI DI PEP
Maledetto Guardiola. Cioè, prima di strapparci i capelli intendiamoci un attimo: tanto di cappello all’immenso Pep, uno che a 37 anni prese in mano una squadra vincente e la rese imbattibile, scrivendo la storia del calcio e cambiando la filosofia dell’intero mondo pallonaro. Josep Guardiola i Sala è un personaggio storico, e lo è diventato ben prima dei 40 anni. È bene rimarcarlo visto che in mancanza di riscontri recenti qualche superficiale sembra essersene dimenticato.
Appunto, il problema non è Guardiola, sono i suoi eredi o sedicenti tali. La questione è annosa e la vediamo riproporsi in qualsiasi ambito della nostra esistenza. I geni fanno la storia ma purtroppo fanno anche la moda, e allora ecco riprodursi tanti cloni sbagliati dei Kurt Cobain, dei Che Guevara, dei Maradona e dei Gianni Agnelli. Poi via ai cloni dei cloni, in una specie di telefono senza fili darwiniano che conduce ad un’unica inevitabile uscita: l’estinzione della specie, che precorre i tempi e anticipa se stessa in una spirale di autodistruzione. La stessa spirale che sembrano aver imboccato Preziosi e Zamparini, casualmente accomunati dalle stesse vicissitudini, figlie di scelte balorde che per quanto simili sembrano quasi essere prese di comune accordo. Liverani e Gattuso, simboli viventi della fiducia data a prescindere, cercando il grande ex campione dal nome altisonante con la speranza che possa rivelarsi il crack del secolo. In genere non lo è mai, a meno che non abbia solide basi tecniche e di esperienza per poter affrontare il grande palcoscenico. Come poteva averle Guardiola, già splendido nel Barça B e interprete di una filosofia già inoculata da anni nella cantera blaugrana. O come poteva averla Montella, forte delle 111 reti in un anno e le 24 vittorie consecutive con i Giovanissimi della Roma. Per non parlare di Stramaccioni e Villas Boas, altri rampanti bruciati dalla fretta ma con un pre-curriculum di tutto rispetto. Genoa e Palermo non hanno fatto che scimmiottare certe esperienze, puntando su due tarocchi più enfant che prodige che – bontà loro – hanno fatto più danni della bomba atomica. E allora via subito il dente, prima che sia troppo tardi e che la figuraccia sia completa.
Che poi magari alla fine Liverani e Gattuso si faranno, con un po’ di esperienza in più diventeranno dei grandi e sapranno smentire chi ora non crede in loro. Glielo auguriamo di tutto cuore. Intanto vanno a casa senza gloria, con le pive nel sacco e con l’altrui impressione di averci capito ben poco, bastava vedere il Genoa sbancato dal Napoli. Esoneri meritatissimi, per giunta, viste le squadre senza nerbo e senza un preciso progetto tattico, neppure dopo i due mesi canonici di ritiro estivo. L’errore, comunque, lo fanno sempre gli allenatori, che ormai dovrebbero aver capito con chi hanno a che fare e invece si prestano sempre a questi scempi. Va bene cercare la via più semplice per emergere, ma non è proprio il massimo iniziare con un esonero. Si consolino i due ex-centrocampisti: la patente è ancora giovane e la carriera è ancora lunga, a patto che non si scambino di posto e tornino ad avere a che fare con i crik e crok delle società italiane, o peggio ancora con Cellino. Lì sarebbe proprio masochismo.
