LOTIRCHIO SOTTO TORCHIO
Non ti curar di loro, ma guarda e passa. Claudio Lotito ha utilizzato questa citazione (in)colta per rispondere ieri ai tifosi che lo hanno sonoramente contestato all’Olimpico. “Io ho studiato, loro no, infatti per il mio motto sono andato a scomodare un grande del Trecento”. Se è vero che ha studiato, il buon Lotito di certo non ha studiato bene: Dante nel III canto dell’Inferno scrisse “non ragioniam di loro”, del “curar” non c’è traccia. Vabbè, era un inciso di poco conto; non divaghiamo, il punto è un altro.
Non è la prima volta che dalle parti di Formello si assiste a queste scaramucce fra la dirigenza e una frangia della tifoseria. Anzi, questa guerra civile va avanti ormai da tempo immemore, con alti e bassi ma senza soluzione di continuità. Gli ultras accusano “Lotirchio” – definizione tutta loro – di non fare mai il passo più lungo della gamba, anzi di depauperare un patrimonio di storia e (pochi) trionfi. Lotito dal canto suo minimizza e non perde occasione per dileggiare i “nemici”. Come spesso accade nelle diatribe, però, le colpe (e i meriti) stanno nel mezzo. C’è qualcosa di sbagliato nelle recenti uscite del presidente laziale, mai così acido contro i contestatori. Questi non sono tifosi, ha sparato al termine della convincente vittoria contro il Chievo. È una sentenza sommaria, di comodo e per niente corretta. Sono tifosi anche loro e hanno tutto il diritto di contestare. E tutto sommato hanno più di qualche motivo per farlo. È troppo facile servirsi del calore delle curve dandosi slancio nei momenti felici per poi annichilirne l’autorità quando le cose non vanno più bene. A volte basterebbe ammettere qualche errore e lavorare per rimediare piuttosto che fare spallucce e continuare ottusamente per la propria strada, senza deviare neanche di un millimetro. I fatti ora sorridono alla squadra, ma il calcio è ingrato e la fortuna può cambiare da un momento all’altro: in quel momento l’affetto degli ultras potrebbe fare molto comodo.
Eppure a onor del vero il pittoresco dirigente biancoceleste tutti i torti non li ha. Il mercato della Lazio è tutto da interpretare, fra acquisti strombazzati e poi falliti e ottimi colpi prospettici in attesa della prova del campo. Ma dice bene quando ricorda di aver miracolosamente risollevato la squadra dal baratro del fallimento, baratro del quale paga ancora sei milioni di conseguenze all’anno. Dice ancor meglio quando cita Candreva e Lulic, esempi di calciatori non graditi all’inizio e poi invece osannati come i salvatori della patria. La coppia Tare-Lotito, discutibilissima per certi versi, ci ha invece visto giusto in più di un’occasione. Da Hernanes a Marchetti, da Klose ai già citati Lulic e Candreva, passando per le nuove scommesse Perea, Biglia e Felipe Anderson. Per non parlare della splendida intuizione Petkovic. È vero, manca un attaccante, ma sarebbe stato una riserva come è già Floccari. Semmai il vero autogol è stato mollare il promettente Rozzi al Real Madrid. E a questo proposito segnatevi i nomi di Cavanda e Onazi, i prossimi crack a marchio Lotito. Che è testardo, saccente e spesso antipatico, ma altrettanto spesso ha ragione. Tanto basterebbe per dargli un minimo di credito anche quest’anno.
