GHIGGIA:"CAVANI GRANDE UOMO, IL MIGLIORE DEGLI URUGUAIANI DI OGGI. NAPOLI OTTIMA SQUADRA CON UN OTTIMO ALLENATORE"

Come giustamente dice Il Mattino, che l'ha intervistato in esclusiva, fino a ieri era il calciatore uruguagio più famoso di tutti i tempi. Ora, tale ruole rischia seriamente di essergli soffiato da Edinson Cavani, il Matador dei nostri tempi, l'eroe del calcio Celeste attuale, oltreché del Napoli. Parliamo di Alcides Ghiggia, un idolo vero e proprio per Edi, protagonista dei Mondiale del 1950 vinti nella bolgia del Maracanà e autore di eccellenti prestazioni anche in Italia con Roma e Milan. Ecco quanto ha detto al quotidiano cittadino.

Dica la verità teme che Cavani diventi più famoso di lei?
«Lui è un ottimo giocatore, un capocannoniere, ma è soprattutto una grande persona. L'ho incontrato in occasione del mondiale in Sudafrica. Per me è uno dei più grandi uruguaiani che esistono, ha condizione, può giocare un buon calcio, gli piace le rete, è capocannoniere. Dei nostri giocatori Cavani è quello che mi piace di più».

C’è un giocatore dei suoi tempi paragonabile a Cavani?
«C’era un centrattacco, si chiamava Oscar Miguez, e ho giocato assieme a lui nel “Sud America”. Poi siamo andati insieme al Peñarol. Lo consideravo un fratello».

Con la Roma, con cui ha giocato dal 1953 al 1961 ha vinto la Coppa delle Fiere; con il Milan uno scudetto nel 1962. Dove si è trovato meglio?
«Decisamente a Roma perché ci sono stato più anni e la città è anche più bella. A Milano, però, ho avuto modo di giocare con Rivera, Maldini, Trapattoni, Altafini».

Ha indossato anche la maglia dell’Italia come oriundo.
«Mio nonno paterno era piemontese. Sono stato chiamato per la Nazionale ed è stata una grande gioia e un onore di poter difendere quella maglia. Purtroppo però fallimmo la qualificazione ai mondiali del ‘58».

Ci racconta il gol che l’ha consegnata alla storia?
«Al Brasile bastava il pari. A noi dicevano di non preoccuparci in caso di sconfitta. Ma noi ci credevamo. In occasione del gol del pareggio servii l’assist vincente a Schiaffino dalla stessa posizione. Il portiere, pensando facessi la stessa cosa, si allargò così di quel tanto da lasciarmi un varco a fil di palo. Lo beffai. Decisi cosa fare in un secondo e la storia cambiò. Anni dopo ho nuovamente incontrato Barbosa. Li sono fanatici e so di avergli reso la vita impossibile».

Famosa è rimasta una sua frase: tre persone hanno zittito il Maracanà…
«Una volta ero in Brasile, e nel corso di una intervista mi è venuta in mente quella frase rimasta nel tempo. Tre persone hanno zittito il Maracanà: il Papa, Frank Sinatra ed io».

Com’era il Napoli dei suoi anni?
«Una squadra da quinto-sesto posto. Ebbi modo di conoscere la città, bellissima. Lo stadio nuovo molto confortevole e poi amici con i quali avevo giocato a Roma. Anni stupendi».

Vede il Napoli in televisione?
«Certo».

Che ne pensa?
«Ottima squadra e ottimo allenatore, possono fare davvero bene anche domani a Firenze».

La sua Roma ha perso 4-1 al San Paolo, una brutta sconfitta.
«Si l’ho vista, ma credo che la partita sia stata preparata male».

Se dovesse andar via da Napoli, pensa che il Real Madrid possa essere la squadra adatta per Cavani?
«Tutto dipende dell’allenatore che trova. Il Real Madrid oggi è pieno di individualità ma non gioca da squadra. Edinson ha bisogno di chi enfatizza lo spirito del team».

Un saluto ai tifosi napoletani?
«Con grande piacere. C’era una frase che diceva: “Vedere Napoli e dopo morire”. Un grande saluto al popolo del Napoli e mi congratulo con loro perché hanno una buona squadra e un grande uomo come Cavani».

V.G.

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