REI CON-FESSI

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Premessa doverosa: le opinioni che seguono prescindono da qualsivoglia valutazione in merito alla stucchevole spettacolarizzazione in chiave vittimistica delle vicende in analisi. Tradotto in parole povere, è inutile mettersi a contare i passi verso il baratro che ha fatto il cosiddetto “stile Juve” da quando è finito in mano ad Andrea Agnelli e la sua banda, Antonio Conte compreso. Ora, fatta la tara a questo pessimo fenomeno, proviamo a guardare oltre simpatie e campanili e cerchiamo di tirar fuori il succo da quanto detto dall’allenatore juventino in conferenza stampa.

Ammetto che l’arringa di Conte, al di là del forte impatto emotivo, non ha lasciato indifferente chi vi scrive. Mi è sembrato sincero, realmente furibondo per aver effettivamente subito un torto. E se non è così è l’attore del secolo, dategli l’Oscar subito. Un passaggio soprattutto induce alla riflessione: se i capi di imputazione che pendono sulla testa del tecnico nascono tutti dalle parole di uno “che si è venduto anche la famiglia” ci deve essere qualcosa di serio che non quadra. La domanda di fondo, quella che dovrebbe essere il filo conduttore dell’intera inchiesta, non può che essere una: è possibile affidarsi alle parole di qualche viscido delinquentello da stadio che “confessando” pregusta la possibilità di alleggerire la propria posizione? Carobbio, Masiello e compagnia – non dimentichiamolo mai – sono rei confessi delle peggiori nefandezze, e sono quindi gli unici colpevoli certificati della questione scommesse. Gli altri fino a prova contraria sono innocenti. Per comprendere il paradosso basta guardare le ridicole pene comminate a chi meritava l’immediata radiazione, l’ergastolo sportivo, e invece solo per essersi “pentito” (?) potrà tornare in campo fra un paio d’anni scarsi. Tutto questo mentre gente che si ritrova chiamata in causa dalle dichiarazioni di potenziali mitomani ha avuto anche tre anni di squalifica e rischia la fine anticipata della carriera. Andrea Masiello ha 26 anni: vi sembra normale che uno così a 28 anni possa riscrivere la sua storia sportiva solo per aver tirato in ballo qualche nome altisonante? C’è qualcosa di profondamente ingiusto in tutto ciò, indipendentemente dalla maglia che indossa chi si ritrova coinvolto suo malgrado in tutto questo schifo. Magari sarà colpevole, ma per ora nei fatti non lo è. Fino a prova contraria, appunto.

Un ultimo pensiero, a costo di sembrare sporchi e poco chic, dobbiamo dedicarlo al principio dell’omessa denuncia. Onore ai Pisacane e ai Farina che hanno scoperchiato il calderone, un coraggio prezioso perché più raro dei diamanti. Ma non si può punire chi invece questo coraggio non lo ha avuto, specie se i soggetti coinvolti erano gente molto più pericolosa di un Gervasoni qualsiasi. Per farsi un’idea cercatevi l’intervista di Bentivoglio a Repubblica: di fronte ad una storia simile sfido chiunque a colpevolizzarlo. È come se, facciamo un esempio scemo, domani scoprissero lo spacciatore che vive nel vostro palazzo e la Polizia per tutta risposta arrestasse tutti i condomini, perché “non potevano non sapere”. Perdonate il francesismo, ma non vi girerebbero un tantino le palle?

 

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