SENZA VERGOGNA

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Vabbè, dai, è uno scherzo. Ora uscite con le telecamere per immortalare le nostre facce urlando “Sei su Scherzi a Parte”, cosicché tutti possiamo terminare la ricreazione e tornare a lavorare, parlando finalmente di cose serie. Altrimenti, se non è così ed è tutto vero, allora c’è davvero da pensare che sulla Terra sono sbarcati gli alieni e si sono impossessati di Torino senza che nessuno si accorgesse di nulla. 

La giornata di ieri segna una svolta grottesca nel già tristissimo processo su Calciopoli, per chi non lo sapesse quello stesso processo che ha visto Luciano Moggi condannato a 5 anni e passa di galera. Sempre a beneficio dei profani è bene ricordare che Luciano Moggi è quello stesso Luciano Moggi che fino a cinque anni fa era il Mammasantissima del calcio (ora lo ha stabilito anche un Tribunale), nel ruolo di direttore generale della Juventus. La Juventus è quella stessa Juventus che ieri ha chiesto i danni (i danni!) alla Figc per quanto subito negli ultimi cinque anni, dalla retrocessione ai conseguenti danni economici. Tutto ciò perché nel suddetto processo è uscito incriminato soltanto Moggi, con la Juve ritenuta “estranea ai fatti”. È paradossale, è come se dopo una rapina a pagare fossero solo gli esecutori materiali del fatto, mentre il basista e il mandante vengono ritenuti innocenti per insufficienza di prove. E poi, dopo che gli è piovuta dal cielo un’assoluzione inattesa, contrattaccano chiedendo anche i danni. Ma al di là della palese faccia tosta, è anche il ragionamento stesso a presentare più di una falla. Se “per colpa di Moggi” la Juventus ha ricevuto (meritatamente) vessazioni nelle ultime cinque stagioni, allo stesso modo “per colpa di Moggi” ha ottenuto vantaggi nelle precedenti dieci. Che bisogna fare allora, ottenere questi introiti mancati ma restituire poi tutti quelli rastrellati in anni di imbrogli?

Sono sbagliati anche i toni delle reazioni provenienti dall’esterno, vista la gravità di quanto accaduto. Pessimo gusto, parole di Abete riferendosi al giorno del “Premio Facchetti”, non è la giusta qualificazione. Si può dire che siano di pessimo gusto le polemiche sterili sul rinvio del match contro il Napoli, così come si può al massimo definire “illegittimo” il presupposto su cui si fonda l’impalcatura difensiva del processo, quella secondo la quale tutti colpevoli equivale a nessun colpevole. Ma quest’ultima scandalosa trovata, simbolo evidente di una frustrazione che ormai non conosce più confini, di definizione può averne soltanto una: senza vergogna.

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