LO SCALDAPOSTO

LO SCALDAPOSTO src=

Giusto un paio di settimane fa ci siamo concentrati sulle difficili ma diverse situazioni di Inter e Roma, due squadre i cui allenatori erano alle prese con la stessa crisi che presentava però modalità differenti: condannato in partenza Gasperini, protetto e al centro di un progetto Luis Enrique. La logica ci ha dato ragione, alla fine il Gasp ha avuto il benservito mentre lo spagnolo è ancora lì, e tra l’altro si gode finalmente la prima vittoria in campionato fra le “coccole” di dirigenti e calciatori. 

La differenza, come detto, sta nella serietà del progetto in questione. Thomas Di Benedetto e il suo ds Sabatini avranno anche sperperato denaro per alcuni acquisti un po’ avventati, ma di certo non si può dire che non avessero ben chiari gli obiettivi. Squadra a Luis Enrique, palla a terra e passeggiare, e speriamo che un giorno si arrivi ad emulare il Barcellona. L’ex tecnico della cantera blaugrana avrebbe potuto perderne anche qualcun’altra, sarebbe rimasto lì in attesa che la situazione decollasse. Gasperini invece no. Gasperini era fin dall’inizio la vittima sacrificale di una società che mai come adesso vive alla giornata, cercando ogni volta di coprire la chiusura dei rubinetti presidenziali con il capro espiatorio di turno. Lo scorso anno fu Benitez, mal visto da chiunque e per questo “dimesso” dopo aver vinto anche il Mondiale. Ora è toccato al povero ex mister genoano, uno che con un po’ di fiducia avrebbe fatto divertire i tifosi nerazzurri. Forse non li avrebbe fatti vincere, magari non subito, ma di certo si sarebbe visto il bel gioco come dalle parti della Pinetina non si vedeva da un pezzo. Bastava solo un po’ di pazienza, perché non puoi mandar via un cristiano dopo solo un mese di lavoro senza se e senza ma. Il modulo non piaceva ai senatori, costretti a correre come ormai non facevano più da quel 23 maggio 2010 in cui salirono sul tetto d’Europa. Serviva un agnello sacrificale per giustificare la fine di un ciclo e la scarsa volontà di aprirne un altro, il canuto tecnico di Grugliasco si è rivelato l’uomo sbagliato al momento giusto. Scelta balorda o delitto perfetto?

Comunque sia, almeno una decisione Moratti l’ha presa bene. Non poteva scegliere meglio per la successione di Gasperini: Claudio Ranieri è l’uomo giusto per tenere a galla la squadra in attesa di tempi migliori. Non diteglielo, perché potrebbe prendersela a male, ma i fatti dicono che Ranieri è il traghettatore perfetto, quello che ti prende una squadra dalle macerie e te la rialza in piedi con un raffinato  lavoro tecnico-psicologico, salvo poi venir meno quando la situazione comincia a farsi succosa. Con tutto il rispetto, uno scalda-posto, forse il migliore del mondo in questo ruolo. Chissà cosa penserebbe a sapere che sta soltanto tenendo in caldo il giocattolo al suo più acerrimo nemico…

Translate »