TRA IL FARE E IL DIRE C’E’ DI MEZZO L’ELEGANZA… E IL CORAGGIO
Ormai soltanto i tifosi più romantici (e ingenui) continuano a credere in un mondo fatato in cui esiste ancora qualche calciatore, straniero per di più, che progetta di restare a vita nella sua attuale squadra, crescendo con lei e portandola, insieme ad altri campioni, a trionfare in competizioni che da quelle parti non si assaporavano da tanto tempo. Sono finiti i tempi dorati, sono finiti al punto che la frase “non esistono più le bandiere nel calcio” è diventata un pezzo di retorica da pensionati quasi alla stregua di “con l’euro sono aumentati tutti i prezzi”. Fin qui è la scoperta dell’acqua calda, la novità degli ultimi tempi è che fra il fare (il “tradimento”) e il dire (che lo farai) non c’è più di mezzo il mare.
Sarà stato un mare di ipocrisia, magari, perché poi, pur non dicendolo mai, alla fine i campioni se ne vanno lo stesso. Certo, però sentirsi sbattere in faccia la cruda verità prima del tempo è decisamente più sgradevole. Il protagonista della nostra storia è un ragazzo che Napoli ha adottato come un figlio, sognando i più grandi traguardi insieme a lui, e provando a credere che tali sogni fossero condivisi in due. Ma poi i napoletani hanno dovuto fare i conti con la cinica realtà. Non è la prima volta che Marek Hamsik si lascia andare a valutazioni sul suo futuro, prossimo o remoto che sia, che lo vedono lontanissimo dal Vesuvio. Vuole crescere con il Napoli, per ora. Poi, quando Napoli gli starà troppo stretta, meglio andare in una grande squadra a mietere i trofei che merita un fuoriclasse del suo calibro. Ambizione legittima e tutt’altro che biasimabile, per carità, ma appunto, non è il caso di spiattellarlo in faccia a chi, per ora, crede in lui e in una squadra che non ispirava sogni simili da vent’anni. A costo di sembrare ripetitivi, si sa che alla fine la storia avrà un simile epilogo. Ma è comunque spiacevole sentirselo dire preventivamente. È come se un uomo affascinante ma spiantato fosse sposato con una giovane modella che lo soddisfa in qualsiasi esigenza, ma ogni tanto gli dice: appena trovo il Briatore della situazione mollo te e i bambini e me ne vado a raccogliere la felicità che merito.
Che vada via o meno, il pur grande Marek dovrebbe forse imparare a non mettere il carro davanti ai buoi, e farebbe bene a tener presente che il Napoli non è né l’Udinese né il Brescia, con tutto il rispetto per queste due squadre prese a caso fra tante altre. Napoli ha già vinto e ha già gioito, anche se è accaduto quando Hamsik era in fasce o troppo piccolo per ricordarselo. Ma c’è stato un campione, un campione vero, che ha preferito far grande la città che lo amava e diventarne così il Dio sceso in terra, piuttosto che andare in una squadra già vincente ed esserne uno dei tanti ingranaggi. È stato molto più difficile, sicuramente, ma anche infinitamente più coraggioso. Questa è la differenza fra una Leggenda e un semplice campioncino di talento. Peccato che probabilmente Marek Hamsik lascerà questa maglia prima ancora di rendersi conto che la Storia potrebbe scriverla lui, piuttosto che farla scrivere agli altri e metterci solo la firma.
