TORO, E’ TROPPO TARDI PER “PICCHIARE”
Si sa, da che mondo è mondo nei finali di stagione non ci si annoia mai. Almeno quando c’è qualcosa in palio, perché altrimenti è meglio indossare gli infradito ed andare tutti al mare, per non assistere ad insulti al divertimento come alcune partite viste negli ultimi tempi (a certi uomini vestiti d’azzurro staranno già fischiando le orecchie). Spesso però accade che alcune squadre si giochino nei minuti finali di un campionato un’intera stagione, ed è lì che bisogna andare se si amano le emozioni forti.
Prendete Torino. Ieri il Toro aveva dalla sua l’ultimo match point del tie break infinito contro il Bologna. La partita dei granata era sulla carta molto più accessibile, contro un Genoa già sazio di un campionato strepitoso e ormai rassegnato a fare la Uefa invece della Champions. I bolognesi invece sfidavano un Chievo ancora pericolante, determinatissimo a strappare quel punto che poi alla fine ha portato agevolmente a casa. Un’asta al ribasso insomma, fra due squadre che sembrano fare a gara a chi retrocede piuttosto che farla a chi si salva. Ma in campo di suicidi sportivi il Torino è davvero imbattibile e infatti è riuscito a completare il capolavoro finale: harakiri interno con il Genoa e tanti saluti al poco vantaggio rimasto. Sembrava impossibile potesse capitare e invece è successo veramente, come recita una canzoncina di qualche anno fa. Solo la banda Cairo poteva essere capace di una simile impresa, perdere in casa contro una squadra senza obiettivi, per giunta gemellata da mezzo secolo. L’Oscar del masochismo spetta senz’altro a loro.
Certo, sarebbe stato preferibile che il Toro si fosse limitato a perdere la partita invece di perdere poi anche la testa. E la faccia. Quella che si è vista a fine partita è una scena indegna, brutto esempio di sportività e pessimo messaggio a chi desiderava un campionato regolare fino alla fine. Il rissone di fine gara sa tanto di scorie da aspettative deluse, di frustrazione dopo una vittoria che ti aspettavi per intercessione dello Spirito Santo e non per meriti personali, vittoria che puntualmente non è arrivata. E allora dagli all’infame che non ti ha regalato i tre punti, giù botte con avversari che hanno fatto il loro dovere di sportivi invece di premiarti per meriti che non hai. Perché se il Torino merita qualcosa è proprio la retrocessione, per aver giocato in maniera scandalosa nonostante potenzialità tecniche ben maggiori di almeno sei o sette squadre di bassa classifica. Giocatori che sembravano in vacanza da una vita, venuti a svernare o a monetizzare senza alcun interesse per la gloriosa maglia che stavano indossando. Con un presidente che colleziona figurine e le paga profumatamente e per di più si diverte a cambiare allenatori come cambia biancheria la mattina il fallimento è dietro l’angolo. E appare offensiva per l’intelligenza umana la successiva recriminazione sulla regolarità del pareggio fra Chievo e Bologna, pareggio che peraltro se i torinesi avessero vinto avrebbe spedito i rossoblu a un passo dalla B. Il presidente del Toro dovrebbe pensarci due volte prima di aprire bocca e imparare dai suoi errori invece di urlare a presunti complotti senza alcuna base logica, visto che il calcio di tutto ha bisogno fuorché di altre dichiarazioni del… Cairo!
