MODULO E SCHEMA: DIFFERENZA SOSTANZIALE
Quante volte abbiamo detto o sentito “questo schema non è adatto” oppure “questo modulo non è adatto”? Troppe volte si tende a confondere il vero significato dei due termini “modulo” e “schema”; oggi, servendoci della rubrica tattica, proveremo a risolvere una specie di Dejavu che sempre più frequentemente porta in errore un po’ tutti.Fino ad oggi, la nostra rubrica, ha parlato dei vari stili di gioco prendendo nel dettaglio la parte numerica di questo sport, ma è bene fare chiarezza su cos’è un modulo e cos’è uno schema.
Modulo
Il modulo non è altro che la disposizione in campo dei vari elementi di una squadra tenendo conto dei settori d’appartenenza quali difesa, centrocampo e attacco. Il modulo, poi, lo si può riconoscere anche per i vari stili di gioco che ci riportano alla visione numerica (4-4-2; 4-3-3 ecc). Tre stili in particolare hanno messo in risalto il termine modulo: piramide, metodo, sistema.Lo stile a “piramide” nacque in Inghilterra nei primi anni del novecento e consiste in una disposizione proprio a forma di piramide della squadra. Il punto centrale ruotava intorno al portiere e man mano che l’occhio si spostava verso il centrocampo si poteva notare un’affluenza sempre maggiore degli uomini disposti. Potremmo riconoscerlo in un 2-3-5 che, a quei tempi, portava la squadra a subire ben poco gli avversari vista la velocità e la qualità molto bassa rispetto ad oggi. Grazie alla “Piramide di Cambridge”, sono salite alla ribalta compagini come i Blackburn Rovers a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento, L’Uruguay campione del mondo nel 1930 e l’Argentina vice campione del mondo. Nel tempo poi, dopo vari cambiamenti, potremmo riconoscere uno stile a piramide nel 4-3-2-1 ovvero capovolgendo al contrario il tutto portando l’attaccante ad essere il punto centrale della squadra sorretto da due mezze punte.La metamorfosi calcistica tocca anche i vari stili, così quando la regola del fuorigioco cambiò i connotati, anche le menti cominciarono a cambiare le proprie impostazioni. Nascono in questi anni il sistema (detto anche WM) e il metodo. Entrambe prevedevano un sostanziale irrobustimento della difesa a discapito de centrocampo senza intaccare la zona offensiva; ciò nonostante, però, la differenza è sostanziale: il metodo, infatti, prevedeva un calcio meno fisico del sistema impiantando il tutto sull’attesa e sul contropiede (fonte del catenaccio). L’Arsenal di Chapman utilizzò per anni il sistema mentre il metodo fu riconosciuto nel padre fondatore Vittorio Pozzo portando la nazionale italiana a vincere i campionati del mondo nel ’34 e nel ’38. Oltre alla nazionale, però, anche Bologna e Juventus videro incamerare trofei vari utilizzando il metodo che scomparirà proprio nel periodo della pausa bellica.
Schema
A differenza del modulo, lo schema non riguarda né il fattore numerico con il quale riconosciamo la disposizione in campo della squadra né il suo stile di gioco; bensì, lo schema non è altro che una strategia da adottare durante una sfida.La sua complessità è enorme perché questa pretende una fase di studio, una creazione e un insegnamento da parte del tecnico prendendo in considerazione le eventuali contromosse avversarie. Lo schema, nel tempo, ha creato delle vere e proprie scuole di pensiero portando alla luce anche schemi da palla inattiva divenuti nel tempo fondamentali. Rendere concreto uno schema non è assolutamente semplice: questo prevede un duro lavoro sul campo curando i minimi particolari senza alterare, però, le caratteristiche tecniche di un’atleta; solo in questo modo, uno schema, può diventare davvero determinante ai fini dello spettacolo e del risultato finale.
