“Il dito contro”: Napoli, serve un “ringhio” d’orgoglio

Belli senz’anima, verrebbe da dire parafrasando Riccardo Cocciante, perché non c’è niente da fare: anche ieri dopo la sassata di Politano – che abbatte al minuto novantacinque il muro alzato dall’Udinese – si è visto un Napoli senz’anima.
Qualcuno direbbe che nemmeno la fortuna arride agli azzurri, visti i legni colpiti saliti a quota ventitré. Chi mastica calcio e riesce a guardare dentro ai problemi, non può appellarsi alla dea bendata: qualcosa in questo Napoli deve ancora trovare la giusta forma. A tratti la squadra sembra bella da morire: passaggi di prima,verticalizzazioni, possesso palla da prima della classe, tutto con naturalezza che spesso e volentieri sfocia in “Accademia”.
La testa però non è più al campionato, vuoi per i risultati e per una classifica a cui gli azzurri non sembrano aver nulla da chiedere da parecchio tempo. È lecito dire che con la testa tutti sono a Barcellona, alla partita dell’anno che potrebbe portare il Napoli a vivere un sogno in una notte di mezza estate: provare a vincere la Champions. Dopo questa partita inizieranno le final eight e il Napoli sulla partita secca può provare a vincere con chiunque.
Certo un sogno impossibile, non succede, ma se succede?
Napoli in cima all Europa? Un sogno impossibile e con il Napoli visto nelle ultime settimane sperarci è più da pazzi che da sognatori.
Però non si può sottovalutare un fatto: con Gattuso, si è dato senso a una stagione maledetta che tra Re Carlo di Reggiolo, sfortuna con il record dei pali colpiti e qualche arbitraggio seriamente discutibile , pareva il principio della fine di una tra le più belle realtà degli ultimi anni.
È arrivato Gattuso e il Napoli con tenacia e fatica ha trovato una direzione, almeno fino alla vittoria della coppa Italia contro l’amato nemico Sarri.
E bisogna dirlo apertamente: al campionato non si pensa più, i nervi sono tesi all’ultimo scatto di orgoglio contro il Barcellona.
È vero che il buon Gattuso ha dimostrato competenza e ha risollevato un’annata disastrosa – tale da garantirsi la meritata riconferma – in questo momento sta provando ad allenare i suoi giocando, come dimostra l’ampio turnover. Deve però utilizzare queste ultime partite per ritrovare concentrazione e rimettere al centro l’attenzione difensiva venuta a mancare nelle ultime partite.
Il Napoli crea molto e segna poco, subisce pochissimo e al primo tiro gli avversari fanno goal.
Questione di feeling? No di testa.
E per battere il Barcellona servirà molto cuore ma anche parecchia attenzione. Perché se in campionato si può avere la giustificazione delle motivazioni ormai andate, la “partita dell’anno” vorrà in campo i migliori interpreti coi vessilli azzurri alti e i denti stretti.
Il Napoli crea molto e segna poco, ad oggi andare a sindacare sugli acquisti possibili e sulle occasioni perse sarebbe inutile nonché controproducente. Per cui c’è bisogno di Gattuso e della sua capacità di mettere ordine e disciplina.
Perché a dichiarazioni come quelle di Antonio Conte “l’anno prossimo qualcuno non giocherà la Champions” il Napoli deve rispondere con un “ringhio” di orgoglio. E c’è bisogno di Gattuso, dei giocatori che diano il meglio: al di là della fortuna e delle occasioni, in modo da lasciare l’ultima parola al mercato e alla dirigenza.
Perché il problema con il Napoli, spesso è a monte: se ci fosse stato l’attaccante da trenta goal – sbandierato la scorsa estate – oggi di che cosa staremo discutendo?
Al Napoli che gioca si “punta il dito” questa settimana chiedendo grinta e orgoglio, a chi costruirà quello del futuro di metterci la faccia.
Per dare lustro a una squadra che merita qualche rinforzo, così da vedere al prossimo giro di boa se anche l’allenatore azzurro – come l’amico Conte – avrà bisogno di trovare giustificazioni di sorta.


