Dalla Fiorentina alla Lazio, Napoli agli antipodi

In tre giorni, cosa può cambiare nella testa e nelle gambe di una squadra? Il Napoli è ancora orfano di Koulibaly, Mertens, Maksimovic e con un Allan sofferente da un po’. Ma le prestazioni negative, al di là della sfortuna negli episodi, non sono figlie solo delle assenze.Contro la Fiorentina si era visto un Napoli sciapito. Il solo Insigne sembrava voler spaccare il mondo, ma al di là del solito palo colpito, il capitano azzurro si era perso nell’oceano dell’inconcludenza con quei suoi tiri a giro che non trovano più la rete avversaria da troppo tempo. E invece Lorenzinho è il primo artefice di questo Napoli qualificato per la semifinale di Coppa Italia, coi due gol su rigore contro il Perugia e quello invece bellissimo contro la Lazio. Ma contro i capitolini Insigne non è stato il solo. Tutta la squadra, infatti, ha avuto un piglio diverso davanti ai 25.000 del San Paolo che, per come hanno incoraggiato i loro beniamini, sembravano 250.000.

Una parola a parte merita la torcida azzurra. I tifosi del Napoli hanno un rapporto con la loro squadra di calcio, quasi unico al mondo. Vederli quasi assenti contro la Fiorentina e sentirli poi trascinare i propri ragazzi in Coppa Italia, ha un sapore totalmente diverso. Le beghe regolamentari devono lasciare spazio alla passione. Il Napoli riprenderà il filo anche in campionato se le tre componenti fondamentali, la squadra, il club e i tifosi, rimarranno uniti. Il club ha innescato le contestazioni dei calciatori e della tifoseria, andando ben oltre la questione delle multe ai dissidenti del famoso rifiuto ad andare in ritiro, nel dicembre scorso. Quando due controparti finiscono in tribunale, è difficile che possano coesistere in qualunque ambito. Lo ribadiamo, sarebbe stata giusta una linea simbolica di sanzioni che poi potessero essere dirottate a fini di beneficenza. E a fine stagione si sarebbero tirate le somme. Invece si è scelta la linea dura, esacerbando gli animi all’estremo. Inoltre il club ha inasprito il suo già difficile rapporto coi tifosi. OK rispettare le regole d’uso dello stadio San Paolo, ma vanno studiate anche eccezioni. Questo si chiama buon senso. E non c’è stato.

Dal canto loro, i calciatori non devono penalizzare la maglia e i tifosi coi loro personalismi. Sono ragazzi, ma sono anche professionisti. Se l’amore per la maglia non è così enorme, quantomeno si rispettino i tifosi che per la maglia farebbero qualsiasi cosa. Una prestazione come quella contro la Fiorentina non è rispettosa nei confronti dei tifosi. Una prestazione come quella contro la Lazio è invece un segno di vicinanza alla tifoseria azzurra. È evidente.

Ora la prova d’appello contro la Juventus. Per disinnescare la banda di Sarri, si conta ancora sul connubio tifosi-squadra. E si spera ci sia anche la presenza della proprietà. E si confida nel ritorno di qualcuno degli infortunati ormai cronici. E anche il calciomercato dovrà essere propositivo, sia in uscita che in entrata (soprattutto). Inutile avere in rosa giocatori come Ghoulam, Tonelli e Younes (ad esempio) che il campo lo vedono solo da lontano. Gattuso non deve sentirsi costretto a mettere in campo una linea difensiva posticcia, con Di Lorenzo spostato come centrale e Hysaj come terzino. L’albanese continua a non essere giocatore all’altezza della situazione. Impossibile cederlo alle condizioni dettate dal club azzurro. Se proprio deve restare, giusto che abbia un ruolo non troppo determinante in squadra. E poi c’è la questione Meret. Sia lui che Ospina hanno commesso errori nelle ultime partite, ma mentre Meret li ha pagati oltre misura con l’esclusione, il colombiano viene sempre premiato. Così il giovane italiano rischia di bruciarsi i prossimi Europei. E non è certamente uno di quei calciatori che andrebbero lasciati per un po’ a riflettere in panchina. Anzi…

di Vincenzo Perrella

 

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