Furio Fedele: “Bacca erede ideale di Higuain, ma il Pipita va trattenuto. Sarri può bissare i risultati dello scorso anno”

Dopo dieci giorni di ritiro a Dimaro, con gli occhi rivolti agli allenamenti, alla preparazione e alle prime confidenze col pallone, e le orecchie orientate alle ultime tormentate vicende del mercato, è già possibile stilare bilanci e partorire opinioni sul nuovo Napoli di Sarri. Alle prese con la paura per l’addio di Higuain e le speranze per i nuovi arrivi. Di tutto questo abbiamo parlato piacevolmente con una firma storica presente in questi giorni in Trentino: il longevo collega del Corriere dello Sport Furio Fedele.

Allora Fedele, la preparazione del Napoli qui a Dimaro è in pieno svolgimento, eppure l’attenzione del pubblico presente è massimamente incentrata, ovviamente, sul futuro di Higuain. Come pensa finirà la vicenda? 

“A mio avviso il Napoli dovrebbe sicuramente cercare di trattenere Higuain, che è un giocatore fondamentale e lo si è visto l’anno scorso. Qualora invece avvenisse il contrario, la dirigenza azzurra dovrà trovare un sostituto all’altezza, e sono d’accordo sulle voci che parlano di Morata e Icardi”.

Lei conosce molto bene le vicende del calcio a Milano. Come giudica un eventuale arrivo in azzurro di Bacca? Lo riterrebbe adatto al gioco di Sarri? Potrebbe essere il vero erede di Higuain? 

“In tal senso occorre partire da un presupposto, ossia dal fatto che Sarri predilige giocatori capaci di palleggiare e saper giocare la palla, e Bacca non ha queste caratteristiche. Comunque, considerando il rapporto qualità-prezzo, e tenendo presente che servirebbero 50-60 milioni per Icardi o Morata, mentre ne basterebbero pure 25 per il milanista, quest’ultimo potrebbe essere una valida alternativa a Higuain. Il tutto partendo da un altro presupposto, cioè da un gioco d’attacco, quello del Napoli, con un ampio volume di palloni giocati in area. Inoltre va considerato un vantaggio dei partenopei: quello di giocare la Champions. Bacca vuole giocarla, in questo momento è in attesa di due telefonate che probabilmente non arriveranno mai: quella di Simeone dall’Atlético Madrid e quella di Emery dal PSG. Dunque, per lui il Napoli sarebbe una buona scelta”.

Cambiamo un attimo argomento, veniamo all’aspetto ambientale. Come ha visto in questi giorni i tifosi? Come le sembra il loro umore? 

“Sembra una banalità dirlo, ma ovviamente i tifosi sono il dodicesimo uomo, anzi l’undicesimo bis in campo. Sono importantissimi non solo in casa, dunque, ma anche in trasferta. L’invasione è massima, specie durante i weekend, e il bello è che la folla non solo è pacifica ma viene anche accolta dalla popolazione locale, tanto che ogni estate Dimaro diviene un quartiere di Napoli praticamente. Si vive di emozioni forti, a Napoli come fuori di qui, però al tempo stesso bisogna essere realisti. E dire, innanzitutto, come nell’era De Laurentiis il Napoli non ha mai fallito una campagna acquisti estiva. Quand’anche è toccato in passato di sostituire Lavezzi e Cavani, sono giunti al loro posto altri giocatori fortissimi, e Higuain è uno di questi. Non dimentichiamoci poi di un altro dettaglio: i tre sudamericani sono diventati grandi proprio a Napoli. E Higuain, in particolare, lo è stato anche grazie a Sarri. Grazie al tecnico toscano lo scorso anno ha vissuto la sua annata migliore col record di 36 reti in 35 partite. Fossi in lui, prima di prendere l’erronea decisione di lasciare squadra e cambiare strategia a 29 anni, rifletterei bene anche su questi che non sono soltanto dettagli”. 

Però, a proposito del mercato azzurro, in questo primo mese e mezzo la sessione estiva di calciomercato è stata caratterizzata soprattutto dai rifiuti al Napoli. Secondo lei perché i diversi nomi circolati non hanno voluto, per diversi motivi, venire in riva al Golfo? O più semplicemente, perché non sono venuti? 

“Evidentemente per alcuni giocatori vi era una concorrenza più fitta. Per Pjaca della Dinamo Zagabria, ad esempio, il Napoli è arrivato prima di tutti mettendo sul piatto trentacinque milioni, cifra considerevole, per lui e per il compagno di squadra Rog. Però ciò ch’è più difficile da capire, al di là dei rifiuti, è come mai i giocatori non vogliano restare a Napoli, come sta accadendo per Higuain”.

E per Koulibaly. 

“Sì, ma Koulibaly è stato un po’ ingenuo. Higuain si affida ai portavoce da sempre. Magari tra una settimana il Pipita viene qua a Dimaro e dice: ‘A Napoli sto bene, mio fratello e mio padre hanno parlato per sensazioni e situazioni’. Koulibaly invece si è esposto in prima persona attraverso quell’intervista all’Équipe“.

Ma il senegalese, a suo avviso, vorrebbe restare?

“Koulibaly deve dire grazie al Napoli. Anzi, deve dire grazie a Sarri, il quale in una sola stagione l’ha totalmente ribaltato, se pensiamo che lo scorso anno di questi tempi il suo valore di mercato era situato a sette milioni e adesso invece è schizzato a 42, 45 o addirittura 50. Però ribadisco: Koulibaly è stato ingenuo con quell’uscita. In seguito è stato poi richiamato all’ordine dalla società, e pare abbia capito. In realtà ha chiesto un adeguamento dell’ingaggio, com’è giusto che sia, dagli ottocentomila euro attuali al doppio di essi, visto e considerato anche il suo cresciuto valore di mercato. Ma tanto alla base di tutto c’è sempre una questione di soldi. Peraltro, tornando al caso Higuain, va detto che quelle dichiarazioni del fratello sono giunte dopo la grandissima delusione della sconfitta dell’Argentina in finale di Copa América. La quale ha sicuramente devastato l’orgoglio di Higuain”.

Quindi lei crede che quelle parole siano sorte sull’onda di uno sfogo personale, magari solo del fratello e non dello stesso Gonzalo. 

“Sicuramente la famiglia Higuain è molto compatta e tradizionale, e in essa vi è un leader assoluto, ossia lo stesso attaccante azzurro. Nicolás ha raccolto evidentemente lo sfogo di Gonzalo per poi riportarlo in maniera inappropriata, ancorché opportuna. Il Napoli non c’entra nulla con la Nazionale argentina, e lui nella città partenopea si è sempre trovato bene, a maggior ragione l’anno scorso. Inoltre aggiungo che la campagna acquisti del Napoli mi sembra abbastanza oculata, poiché finalmente si sta cercando di ampliare la rosa dei giocatori, quando in passato si diceva che la panchina fosse corta. Soprattutto adesso che non c’è la scocciatura di turni preliminari di Champions League, visto che il Napoli inizierà direttamente la fase a gironi”.

A proposito, appunto, di rosa. Santon è in arrivo, Giaccherini c’è già. Cosa manca ancora a questo Napoli?

“Mah, per esempio io vedrei molto bene in entrata Zielinski come vice-Hamsik. Ma in uscita occorrerà vedere cos’ha intenzione di fare Gabbiadini, giocatore molto concreto per il quale, tuttavia, non sempre è facile dare il massimo. In più c’è il problema del secondo di Reina, partito col freno a mano tirato. Sepe e Rafael si contenderanno il posto di vice dello spagnolo. Tant’è che rischiano di rimanere entrambi, soprattutto alla luce di un possibile e maggiore turnover a cui potrebbe essere sottoposto Reina”.

Ma lei crede che Sepe e Rafael possano essere buoni come vice-Reina? 

“Sicuramente sì. Sepe l’ha dimostrato a Firenze disputando sette partite di Europa League. Dopo però si aspettava, evidentemente, maggior fiducia alla Fiorentina; davanti a lui c’era già Tatarusanu, ma io lo scorso anno seguii il ritiro dei viola e ricordo che all’inizio lui e il rumeno erano alla pari. Poi Sousa ha compiuto altre scelte, con conseguenze terribili per il napoletano”.

Che poi esternò la sua rabbia e il malumore sui social network… 

“E venne messo fuori rosa. Quanto a Rafael, Benítez due anni fa decise di puntare su di lui dopo che Reina andò al Bayern quale vice di Neuer. Il brasiliano fu sfortunato: giocò malissimo quella maledetta partita a Palermo, poi al suo posto subentrò Andujar… Come si vede, ci sono varie componenti. Il Napoli è sempre un puzzle complesso nel quale occorre mettere attentamente le pedine. Sarri secondo me è l’allenatore giusto in questo senso, è l’ha già dimostrato la scorsa stagione, laddove nessuno, nemmeno De Laurentiis che pure aveva dimostrato grande coraggio nel puntare su di lui, avrebbe mai potuto sperare in un secondo posto alle spalle di una Juventus che non già è di un’altra categoria: pratica tutto un altro sport”.

Chiudiamo proprio su Sarri: sarà capace di ripetersi quest’anno, a prescindere dagli uomini a sua disposizione?

“Voglio dire una cosa. Un anno fa vi era l’enigma del modulo, con l’incertezza legata all’utilizzo di Valdifiori come trequartista. Adesso invece si riparte dalle certezze del modulo e del lavoro col drone, e si è già un passo avanti circa il lavoro svolto in fase difensiva. Quindi, partendo dal presupposto che questa stagione avrà delle tappe intermedie, al di là della corsa scudetto sarebbe già tanto ottenere il pass per gli ottavi di finale di Champions, a livello di prestigio ma anche dal punto di vista economico. Pertanto, Sarri può ripetersi, come già fatto lo scorso anno, allorquando, venendo da Empoli e portandosi con sé un’enorme serie di perplessità, ha fugato ogni possibile dubbio”.

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