Letterio Pino(Ag.Fifa):”Il Napoli es mas que un club e la città merita, non capisco perché i giocatori la rifiutano”
Estate. Periodo di voci di mercato, molto spesso contrastanti e artatamente date “in pasto” a giornali e media per speculazioni varie.Un mondo, quello del calcio italiano, attanagliato da problematiche rilevanti e da personaggi discutibili che ne minano alla base la credibilità .In tutto questo, il tifoso medio “corre e insegue la notizia quotidiana”, andando dietro ai titoloni dei giornali e a chi porta avanti il “core business” del sistema calcio.In tutto questo bailamme mediatico, abbiamo provato a capirne di più parlandone con uno dei più preparati e noti Agenti calcistici Italiani, il dott. Letterio Pino, che ha seguito, tra le altre, le trattative che hanno portato in Italia il calciatore argentino Mauro Icardi e il “canterano” Keita.
Buongiorno, dott. Letterio Pino, cosa ne pensa di questo mercato? Ritiene che con gli Europei e la Coppa America in corso, possa come sempre protrarsi fino a fine agosto? E che ci si ridurrà sempre alle ultime settimane come avviene ormai da anni in Italia per i colpi più importanti? “Credo proprio di si, anche se l’effetto domino del mercato inglese, vera regina a livello commerciale, potrebbe far anticipare qualche colpo.”
Il mercato calcistico ormai vede un movimento globale, che sposta capitali dai paesi orientali, e che vede sempre più figure intermedie nelle trattative. Questa è davvero una difficoltà per un agente come Lei che ha sempre come pochi condotto la sua attività seguendo crismi ufficiali da oltre venti anni? “E’ una difficoltà oggettiva, viviamo in un mondo calcistico che è una giungla, sempre più circondato da persone senza alcuna moralità, prive di scrupoli, che esercitano senza alcuna licenza o qualifica, o preparazione generale, specie dopo la deregulation da parte della F.I.F.A. del 1 aprile 2015 che ha di fatto eliminato la figura professionale dell’agente di calciatori.”
Il Napoli è l’unica squadra italiana stabilmente presente in Europa da otto anni, ha una tifoseria appassionata come pochissime al mondo, è l’unica metropoli europea ad avere una sola squadra cittadina, è un’azienda sana, una delle pochissime che non ha indebitamenti bancari, opera da sempre in linea con i dettami del fair play finanziario e garantisce il pagamento puntuale degli ingaggi (circostanza nient’affatto banale),ma spesso i calciatori, anche di medio livello, e i loro procuratori, si mostrano titubanti nella scelta. Quale può essere il motivo? “Non se ne comprende il motivo reale. Le posso assicurare, comunque, che tra di noi colleghi italiani, la piazza di Napoli è molto sognata. Una società che paga puntualmente salari e commissioni per gli agenti, specie in Italia, è merce rara.”
Tutto questo si scontra con la meraviglia e lo stupore di molti giocatori stranieri, che quando “incrociano” la piazza napoletana, ne rimangono estasiati (cito il caso di YayàTourè, in una sua ultima celebre intervista): molte responsabilità sono da attribuire alla stampa e ai media, che ritraggono, ormai da decenni, la solita Napoli “oleografica”e invece non l’analizzano nella sua complessità e unicità? “Napoli è una città fantastica in tutti i sensi, ed è davvero impresa impossibile classificarla, catalogarla in poche righe. Credo che il legame, il senso di appartenenza, l’identità della città che ha resistito nei secoli dei secoli, e la simbiosi che esiste tra la squadra e la città sia unico, totalizzante. Sono proprio patiti, non tifosi semplicemente e tutto cio’ è magnifico. Sono i valori dello sport, del calcio, che assumono una valenza anche storica e sociale notevole. Credo che ogni calciatore, per definirsi davvero completo e maturo, debba giocare almeno un paio di anni a Napoli: se fai bene lì diventi immortale agli occhi della gente. Non a caso, molti ex giocatori e consorti (penso a Pesaola, Vinicio, per non parlare di molte mogli di ex calciatori azzurri come Cavani) hanno deciso di vivere all’ombra del Vesuvio. E’ assolutamente vero che in Italia, molto spesso i media, le tv e i giornali utilizzano questa città come cassa di risonanza dei mali atavici italiani; questo, per un calciatore straniero che conosce poco la storia del nostro Paese veramente, può essere un problema reale all’inizio: l’impatto è fondamentale e condizionante. Purtroppo se un calciatore straniero va su “google”, trova numerosi episodi di cronaca nera e capisco che tutto questo possa spaventare. Ma,ripeto, molto è dovuto alla cattiva informazione dei media che dipingono Napoli come una “polveriera”
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- Least but not least, capitolo societario e rapporto con i tifosi: notiamo molti tifosi che addirittura sono scontenti del secondo posto appena realizzato, che non considerano un grandissimo risultato analizzando vari parametri, ma “pretendono di vincere”, disconoscendo il fatto che per vincere il titolo a Napoli, non basta essere più forti, ma molto più forti, tenendo in debita considerazione tutti i poteri economici- politici e mediatici che fanno da corollario al sistema calcio. In cosa si può migliorare? “Proprio il discorso che facevamo prima, Napoli e il Napoli meritano il massimo, ma questo massimo dipende anche dall’anno e dagli avversari in gioco. Il Napoli è stata l’unica squadra in questi anni a competere con le squadre del Nord. A mio giudizio quello del Napoli credo sia un problema mentale e di “autostima”. Mi spiego meglio: il Napoli pur essendo protagonista negli ultimi anni, negli scontri decisivi è sempre mancato, le partite decisive le ha sempre fallite. Qualche mio caro amico partenopeo mi parla di congiure arbitrali; ok, qualche errore più o meno evidente ci può essere stato da parte della classe arbitrale, ma penso che più in generale il vero problema sia la mancanza di qualche leader in più in campo. Gli azzurri a mio giudizio hanno grandissimi campioni, manca forse qualche calciatore di personalità più spiccata che possa “prendere in mano le redini della squadra” nei momenti difficili di una gara o del campionato.”
- E allora se vuole avvicinarsi ai potentati del Nord e ai grandi club europei, tenendo presente che è stabilmente tra i primi 20 fatturati d’Europa, cosa bisogna fare? “Ritengo il Napoli già un top club per appeal, brand, bacino di tifosi nel mondo. E’ evidente che non ha una bacheca di trofei paragonabile a queste squadre, e che oggi i mercati asiatici e i grandi sponsor, come tutti i mercati del nuovo tifo (succede anche in Italia, soprattutto per i meridionali che risiedono e non al Nord) si legano alle vittorie. Il punto è cercare di non essere dipendenti dalla qualificazione Champions, dai diritti tv e dalle plusvalenze (rilevanti in questi anni), non avendo altri indebitamenti, per essere sempre competitivi. Per aumentare il fatturato occorrerebbe ciò che si è fatto da decenni all’estero in alcuni Paesi, soprattutto in Inghilterra: uno stadio di proprietà, una politica di sponsorizzazioni internazionali e non soltanto nazionali, investimenti nel settore giovanile, visto che la Campania è la più grande fucina di talenti nazionale, merchandising e marketing internazionale. L’Italia è indietro nel ranking anche perché ha snobbato in questi ultimi anni una coppa, l’Europa League, che ha sottratto punti, appeal e mentalità internazionale.”
- In chiusura, ha un sogno nel cassetto con il Napoli e un auspicio che fa al Suo pubblico sterminato?”Spero presto di poter seguire un mio calciatore con la maglia azzurra! Un calciatore che capisca cosa significhi indossare quella maglia e scaldi i cuori azzurri. In passato siamo stati vicini a portare Mauro Icardi a vestire i colori del Napoli. Spero di rifarmi in futuro. Abbraccio tutti voi e un saluto ad una piazza che è “mas que un club”, è uno stato d’animo della città.”
A cura di Giovanni Roma(Avvocato e Docente in Scienze e Tecniche dello Sport)
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