Napoli-Juventus come una finale di Super Bowl, sperando che Sarri emuli i suoi predecessori
Sabato si gioca ‘a partita! Perché Napoli-Juventus è l’evento sportivo dell’anno qui da noi, una sorta di Super Bowl più carnale, che affonda le sue radici nella storia millenaria di questo popolo. L’attesa è simile a quella degli americani per una finale NBA, sarà anche un po’ provinciale come pensiero e ragionamento ma al netto della retorica e delle frasi fatte, la partita contro la Juventus è vista un po’ come la prova del nove per il Napoli dai napoletani stessi. I punti assegnati per il pareggio o la vittoria sono sempre 1 e 3, ma soltanto sulla carta, provate a chiedere al primo passante che vi capita davanti e subito intuirete che una eventuale vittoria contro i piemontesi di casa Agnelli non vale solo quei miseri tre punti, anzi.
Negli ultimi anni, dall’avvento di De Laurentiis al timone del Napoli, sono state tantissime le vittorie contro i bianconeri, ci sono stati pure dei “paliatoni” ma le partite più importanti o le finali giocate contro la Juventus hanno portato più gioie che dolori. In casa loro è missione quasi impossibile vincere, lo dimostrano dati e statistiche, Diego ci è riuscito ma ci riuscirono pure Datolo e Hamsik dopo i disastri difensivi di Contini e un’attesa lunga una vita. Al momento resta quella del 2009 l’unica gioia in quel di Torino del Napoli firmato ADL ma vogliamo soffermarci su due match che hanno fatto la storia moderna della SSCNapoli.
Le partite di Coppa contro i bianconeri, negli anni, hanno portato trionfi e vittorie. Dopo la semifinale di Uefa conquistata all’ultimo minuto in un San Paolo gremito dal Napoli di Diego con gol di Renica, nella storia recente ricordiamo con soddisfazione la finale di Coppa Italia del 2012, quella contro la prima Juve di Antonio Conte. Squadra imbattuta fino al 20 maggio e col primo tricolore post Calciopoli cucito sul petto, ma che incappò in una sonora sconfitta contro gli arcigni azzurri di Walter Mazzarri, capitanati da Cannavaro, e con Lavezzi e Cavani fiori all’occhiello di quella squadra quasi perfetta. Finì 2-0 per noi, rigore procurato dallo scapestrato di Santa Fe e realizzazione del Matador uruguagio, poi sigillo di Hamsik e apoteosi che rimbalzò dall’Olimpico fino alla Fontana del Carciofo con Coppa Italia, primo trofeo dell’era De Laurentiis messo nella bacheca di Castel Volturno.
L’ultima soddisfazione, in finale unica, ce la siamo tolta a dicembre scorso, a Doha, negli Emirati Arabi, anti vigilia della Vigilia di Natale, il Natale che tutti i Napoletani porteranno perennemente nel cuore. Un’impresa storica per Rafa Benitez e i suoi uomini, che dopo essere andati sotto due volte riescono a ribaltare per due volte ancora il risultato grazie ad un fraseggio e ad una manovra ragionata che resterà per sempre impressa nelle menti degli appassionati di calcio. In entrambi i casi ci pensa Gonzalo Higuain a pareggiare, poi si va ai rigori, dopo una serie infinita di tiri dal dischetto ci pensa Rafael Cabral, il portiere brasiliano vituperato per le sue papere in campionato para l’ultimo rigore a Simone Padoin e a Napoli nasce il Bambeniello tre notti prima, la Cometa è la Supercoppa e sul presepe i Re Magi sono rappresentati da Benitez, Cabral e Higuain per un Natale leggendario e di riverberi calcistici contro l’avversario degli avversari.
Bisogna ripartire da questi ultimi trionfi per trarre fluidità positiva in vista d’a Partita delle partite di Sabato sera per la continuità tanto agognata e per le ambizioni della squadra in questo campionato. Per noi è come il Super Bowl o la finale NBA, la squadra lo sa, sperando che mister Sarri emuli gli ultimi due ex colleghi per cominciare ad occupare un posto in prima fila nel cuore dei Napoletani. Un’impennata contro i bianconeri accelererebbe non poco il processo…
Gaetano Brunetti * giornalista pubblicista


