De Nicola racconta un retroscena emozionante: “La foto con Gabbiadini”
Alfonso De Nicola, medico sociale del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni durante la tavola rotonda “Sofferenze Urbane e salute mentale“, tenutasi al PAN di Napoli, nell’ambito del “Premio Fausto Rossano per il pieno diritto alla salute. Ecco le sue dichiarazioni:
”MA CHE CI FACCIO QUA”
Sono in discreta difficoltà a parlare con delle menti che ti scrutano (psichiatri e psicanalisti ndr) perché noi lavoriamo in un modo molto più semplice, anche se ci rendiamo conto di avere a che fare con delle persone complicate perché ragazzi di 20-25 anni che si ritrovano dall’altra parte del mondo rispetto a dove teoricamente potevano essere, vivono una realtà completamente diversa da quella che si sarebbero aspettati o che forse avevano sognato da bambini o da giovani, e chiaramente questa cosa non è semplice. Personalità ce ne sono tante: ci sono delle personalità complesse, ci sono dei ragazzi apparentemente semplici ma poi invece molto complicati; ci sono dei ragazzi apparentemente superficiali che invece sono molto profondi. E quindi da questo punto di vista il nostro lavoro nella squadra ci arricchisce continuamente. Una delle cose che però mi sono sempre chiesto, e credo che succeda a molti medici sociali, è: “che cosa ci faccio io qui”. E’ una domanda che spesso mi pongo perché al di fuori del lavoro che noi facciamo all’interno dello spogliatoio, c’è poi una realtà completamente diversa contro cui impattiamo ogni giorno.
LA FOTO CON GABBIADINI
L’altro giorno ad esempio, siamo andati a Roma. Siamo scesi dal treno, noi, squadra di “vip”, personaggi “importanti” con 10-15 uomini della sicurezza che ci rendevano ancora più importanti, perché poi questo è il gioco (dice in tono sarcastico, ndr), e ci stavamo dirigendo verso il pullman. Ad un certo punto c’erano alcuni ragazzini di 8-10-12 anni che si volevano fare le foto con i loro idoli. Affianco a me c’era un bambino che ad un certo punto è caduto con la faccia in avanti. Io l’ho aiutato a rialzarsi, avrà avuto 9-10 anni. Era paraparetico spastico e correva dietro ai calciatori ma nessuno se lo filava. Naturalmente io l’ho preso sotto il braccio e gli ho chiesto: chi ti piace? E lui: Gabbiadini! Così ho chiamato Gabbiadini e gli ho chiesto di scendere giù dal pullman per venire a fare una fotografia. Il bambino aveva scelto proprio Gabbiadini, uno dei ragazzi più sensibili che abbiamo. Sono stato contento di questa cosa e non credo che la sua scelta sia stata casuale. Tanti chiedono di Higuian, molti, moltissimi di Hamsik. E invece aveva chiesto proprio di Gabbiadini. Scelta azzeccata perché Gabbiadini è uno di quei giocatori che sentono le difficoltà degli altri ragazzi e della gente comune. Così abbiamo fatto felice un ragazzo… ma potremmo fare molto di più”
fonte: Napolicalcionews.it


