De Luca: “Napoli, la continuità non è il tuo forte. E De Laurentiis…”

Il Napoli veniva da un mese impeccabile (4 vittorie, 8 gol a 3), ideale reazione all’ 1-3 con la Juve al San Paolo che aveva sgretolato gli ultimi sogni. Il Palermo era reduce dal naufragio in casa-Inter (3-0), nel momento più nero della gestione-Mancini. Tutto era meno che prevedibile, perciò, il 3-1 con cui Iachini ha rispedito a casa Benitez, riportandogli indietro l’orologio di un mese e riducendolo, ancora, a preoccuparsi del terzo posto più che a cercar di insidiare il secondo della Roma. La Juve lasciamola stare: è a un’altra altitudine, quel +14 raggiungibile in caso di vittoria a Cesena. Da un anno all’altro, però, il Napoli replica se stesso: illude d’estate, disillude definitivamente già a fine inverno. La continuità è stata sempre il suo limite. Aveva trovato un break robusto, s’è arenata sul più bello. Un anno fa inseguiva a -13 dal primato; la musica non è cambiata, anche se la stessa Juve ha rallentato un po’ (ma neanche tanto). Ogni anno “passa” al tavolo da gioco del mercato estivo, dove dovrebbe correggere i (pochi) limiti per tentare il famoso salto di qualità; ogni anno corre ai ripari a gennaio (ottimo, certamente, l’arrivo di Gabbiadini: ma a giochi quasi fatti) rinunciando a mezza stagione. De Laurentis gode nell’andar controcorrente, specie quando la pressione dell’ambiente lo vorrebbe convincere a metter mano al portafogli; ma nuotare sempre a sfavore di onde qualche problema lo crea. In realtà, la Roma dall’incerta identità di questa fase (vediamo se davvero riuscirà a elettrizzarsi col ritorno di Gervinho e l’arrivo di Doumbia) gli lascia ancora qualche prospettiva di aggancio; ma la perentorietà con cui la Fiorentina ha saccheggiato il campo del Sassuolo, archiviando l’èra-Cuadrado sull’asse nuovo e felice Babacar-Salah, impone di tenere un occhio attento sul retrovisore. Se Montella, per festeggiare dei gol, non deve più vivere nell’attesa della resurrezione di Gomez o dell’ennesima guarigione di Rossi, l’affare si complica.

(Massimo De Luca, ‘Corriere della Sera’)

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