Il graffio di Corbo, “Il sempre meno incompreso Benitez”

La terza vittoria consecutiva non solo avvicina il Napoli alla Roma, (ora a meno 4) confermando che questo sogno di mezzo inverno è possibile. Ma aiuta anche a capire Rafa Benitez.

È arrivato a Napoli il 21 giugno 2013. «Lavoro con l’entusiasmo del primo giorno», disse Benitez. Ne sono passati 560. Chissà se rimane quattro mesi o una vita. Si sa però qualcosa in più. Rigido nel difendere il suo 4-2-3-1, si impone per la vocazione al turnover. La sua formazione vince perché flessibile. Senza mai tradire il modulo, ha lentamente corretto il Napoli. A Roma con la Lazio, David Lopez e Gargano davanti alla difesa. Ha così sistemato la fase passiva. A Verona ha inserito Jorginho: sperava in una migliore costruzione, piuttosto che demolire soltanti. Rimettendo Gargano nella ripresa Gargano ha blindato il vantaggio, e sembra questo ormai il tandem di prima elezione. Il resto l’ha fatto con due difensori laterali: Maggio a destra è stato anche contro il Chievo tra i migliori, quanta pazienza ha avuto, ma Benitez ha recuperato un difensore che il club non riuscì a svendere. A sinistra ha inserito Strinic, meno propositivo ma più affidabile di Ghoulam. Assente Insigne, ha cercato poi situazioni nuove in attacco. Prima mossa: fuori l’inamovibile Callejon, bomber esterno che sembrava evaporato. La seconda: in panchina Hamsik. Provando, ha trovato in De Guzman la duttilità di un onesto comprimario per sostituire il capitano in crisi. Gli fu offerto il non richiesto Gabbiadini. Deludente l’esordio da titolare con l’Udinese in Coppa Italia, con altri tecnici sarebbe stato emarginato. Macché, Gabbiadini si è ritagliato un posto nel futuro assetto. Giocando al posto di Callejon ha coperto zona la zona destra: al centro ha quindi provocato il primo gol (autorete penosa di Cesar)e segnato il secondo. In attesa di Insigne e del miglior Mertens, il Napoli ha una sontuosa varietà di ipotesi. Quella promossa a Verona prevede Gabbiadini seconda punta in asse verticale con Higuain, in quel ruolo affidato e non sempre interpretato da Hamsik. Callejon a destra e De Guzman o Mertens a sinistra completano il terzetto. Ma è avvincente la possibilità di alternare Higuain e Gabbiadini come prima e seconda punta. Si è rivisto in Gabbiadini un Pandev più giovane, più fresco, più agile. La sua dote migliore è giocare spalle alla porta e girarsi in un attimo, finta di lusso, va a sinistra e sterza in dietrofront. Ha spiazzato il difensore e segnato così il primo gol con il Napoli. Questa squadra nella disinvolta rotazione degli uomini, senza cambiare modulo, oggi spaventa la Roma calante, corre ancora in Europa League e mercoledì sfida l’Inter nei quarti di Coppa Italia. Non gli sono state risparmiate critiche: severità pari alla gravità degli insuccessi e agli errori. Ma va riconosciuto a Benitez un lavoro paziente: prova oggi, riprova domani, ha reso competitiva una formazione disomogenea. Qualche giocatore di grande tecnica ed altri rimasti solo perché non è stato possibile svenderli: messi insieme con cura dei dettagli, sono a 4 punti dal secondo posto e lottano su tre fronti. Se il Napoli prosegue con ritmo, ambizioni e metodo, De Laurentiis può davvero privarsi del sempre meno incompreso Benitez?

Questo il servizio per Repubblica. In settimana vorrei discutere sullo stadio. Gli annunci sono interessanti. Ma perdono fascino se sono molto ripetitivi e vaghi. Palermo sta preparando un impianto importante, quello di Sassuolo sotto le insegne pubblicitarie di Mapei è da considerarsi un gioiello, il Milan lascia San Siro con un progetto faraonico per la nuova sede. Impegno finanziario, procedure, novità architettoniche: c’è da augurarsi che Napoli sappia essere la terza metropoli italiana nel calcio con una adeguata struttura.

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