EDO E GLI EDONISTI

L’uscita di De Laurentiis-figlio scopre un nervo molto delicato nel rapporto fra tifosi e dirigenza. Un “epic fail”, ma di chi?

 I hope you’re feeling happy now, spero sia felice adesso. Questo avrebbero detto gli Skunk Anansie ad Edo De Laurentiis dopo le parole di giovedì in conferenza stampa. Testuale: dei tifosi ce ne può fregare e non ce ne può fregare, contano i risultati ottenuti finora. Di certo non si è sentito felice il De Laurentiis padre, che il giorno dopo è corso ai ripari con un comunicato chiarificatore. Non è bastato, l’ambiente è ancora più ostile e la squadra ne ha risentito non poco. Anzi, probabilmente la sconfitta contro il Chievo deriva in gran parte proprio da questa situazione ambientale surreale, già un passo oltre i limiti della guerra fredda. Con colpe – va detto – da ambo le parti.

Di fondo la caduta di Edo presenta un errore già in partenza. Perché lanciare allo sbaraglio un ragazzo giovane, che sta studiando da dirigente ma non è ancora un dirigente, in un momento così complesso? Le colpe sono solo in parte del rampollo. Lui voleva esprimere un pensiero discutibile ma lineare, poi lo ha preso l’emotività da telecamera e ha fatto la gaffe. Fidatevi, non è semplice rendere le proprie idee sapendo di essere in tv, e quel “chissene” va archiviato come tale, punto e basta. Ciò che preoccupa di più è il pensiero che c’è dietro, quello sì condiviso dall’intera dirigenza. La sicurezza di avere per le mani un giocattolo indistruttibile accada quel che accada, al punto di iniziare un muro contro muro con lo zoccolo duro della tifoseria, ti espone a non poter sbagliare più nulla, con il risultato che ora non si capisce più se la contestazione crescente sia una causa o una conseguenza della sconfitta. Piove o non piove questo è il mio passo, sorrido sempre ciao. Alla società non interessa che i tifosi (ok, una parte dei tifosi) non siano felici, i fischi e i cori DeLa li sente ma non li ascolta. Siamo sicuri che anche la squadra la pensi così? Just because you feel good doesn’t make you right, solo perché stai bene non vuol dire necessariamente che tu abbia ragione. C’è poco da fare, le canzoni non sbagliano mai.

Poi c’è l’altra parte della barricata, quella che sembrava non aspettare altro per dare il via alle danze. Quella frangia di tifoseria che da tre mesi (tre mesi!) vive la realtà azzurra all’insegna del catastrofismo, con ripercussioni evidenti sulla squadra. È vero che sono professionisti, ma non sono automi, e certe cose fanno più male delle batoste sul campo. Tutto questo perché? Perché volevano i campioni, volevano che si buttassero decine di milioni per trentenni utili solo un anno o due. Pretese ingiustificate e ingiustificabili, che hanno portato diversi super-geni a insultare su Twitter un ragazzo di 25 anni la cui unica colpa era non essere Mascherano. Il piacere immediato sopra ogni cosa, e chissenefrega della programmazione che ha portato i napoletani a pretendere cose impensabili fino a dieci anni fa. Fra le righe era questo il discorso che voleva fare DeLa junior. È un momento difficile e quest’estate hanno commesso tantissimi errori, ma i De Laurentiis meriterebbero una briciola di credito anche solo per aver fatto ciò che hanno fatto finora. Nessuno mi toglie dalla testa che senza questa sfiducia a prescindere non saremmo sull’orlo di una crisi di nervi, avremmo stracciato il Bilbao e col calendario che ci è capitato in campionato potevamo vincerne otto su nove. Alla luce di tutto ciò… meglio Edo o gli edonisti?

Antonio Papa

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