SI PUO’ DARE DI PIU’

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Si poteva fare molto di più. Sembra eretico dirlo nel giorno in cui gli azzurri impediscono all’aspirante campione d’Italia di agganciare la vetta, eppure è proprio così. Un Napoli un attimino più coraggioso e lucido oggi sarebbe riuscito a schiantare un Milan, diciamolo, per nulla irresistibile; invece siamo qui a parlare di un pareggio comunque prezioso e prestigioso, ma strappato con i denti quando in realtà poteva arrivare con molti meno patemi d’animo. Ci resta un bel punto, e probabilmente ragionando a 360 gradi può andar bene anche così.

Il Napoli è sceso in campo col piglio giusto, con tutta l’intenzione di andarsi a giocare la gara fino in fondo senza lasciare nulla al caso. Buona la pressione in avvio di gara; se non fosse per quella stucchevole circolazione di palla che prevede almeno dieci passaggi prima di arrivare a rete gli azzurri sarebbero stati molto più incisivi, a maggior ragione contro una squadra lenta e compassata che va in crisi contro chi gioca in velocità. Il Napoli questa rapidità ce l’ha nel DNA, e l’ha dimostrato in più di un’occasione, perciò fa rabbia quando non la si sfrutta a dovere. Poi la sorpresa del gol – fortunoso ma cercato – da parte di Campagnaro ha modificato un po’ l’inerzia della gara, con il Milan che ha dato giusto un filo di gas per raggiungere il pareggio. Per un’ottantina di minuti Grava è stato encomiabile su Ronaldinho, sono quei dieci giri di lancette (presi in ordine sparso nell’arco della gara) che hanno fatto inevitabilmente la differenza. Il brasiliano è tornato quel fenomenale creatore di gioco che aveva deliziato le platee catalane in gioventù, magari lo scatto non sarà più lo stesso ma la classe resta cristallina e il genio incontaminato. Il resto della squadra rossonera invece non ha girato a dovere, a cominciare dalla difesa più volte in difficoltà se presa d’infilata fino ad arrivare ad un centrocampo oggi troppo poco lucido. Bastava uno sprint diverso in mediana e un attaccante più concreto lì davanti per azzeccare il colpaccio, peccato che il mister continui ad insistere sempre sugli stessi elementi, un po’ per convinzioni sue un po’ perché il convento non passa granché. Non sarebbe folle lanciare qualche volta Cigarini in luogo di un Pazienza tornato “normale”, non sarebbe stato sbagliato avere qualcuno in grado di far rifiatare ogni tanto Gargano, che riesce ad essere il calciatore più irritante della storia quando ci si mette d’impegno. Così come occorreva un attaccante vero, perché veder lottare Lavezzi solo contro tutti fa veramente tanta tenerezza. Sono scelte ponderate attentamente all’epoca che adesso stanno presentando il conto, perché con qualche elemento più fresco in campo potevamo parlare di un’altra partita, e forse anche di un altro campionato.

Per carità, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Il punto, ripetiamo, è preziosissimo e prestigioso perché ottenuto in quel San Siro che non ha mai visto vittorioso il Napoli di De Laurentiis. Non stiamo qui a fare gli incontentabili e guardiamo il bicchiere mezzo pieno, come sicuramente faranno presidente e allenatore davanti ai microfoni. Teniamoci l’ottimismo e guardiamo avanti con la positività di chi spera ancora di entrare in Europa, anche se dalla porta di servizio. In fondo le altre concorrenti fanno a turno per darci una mano, proprio per questo possiamo e dobbiamo avere anche da recriminare. Si può dare di più. Se impariamo a farlo sicuramente raccoglieremo anche di più.

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