RENZO ARBORE: " E’ COMUNQUE IMPORTANTE ESSERE TORNATI IN EUROPA. VOGLIO BENE A QUAGLIARELLA MA DEVE ESSERE PIU’ RILASSATO"
La passione per i colori azzurri del Calcio Napoli Renzo Arbore non l'ha mai nascosta. Nonostante i natali pugliesi, il papà de "Quelli della notte" ha sempre strizzato l'occhio al ciuccio partenopeo. Impegnato nella promozione in giro per l'Italia del dvd de "Il Pap'occhio" – in commercio per la prima volta, a trent'anni dalla sua uscita nelle sale – il Renzo nazionale ha fatto tappa a Napoli, sua città adottiva. Ma prima della conferenza stampa, nel tragitto verso l'Aula Magna del Suor Orsola Benincasa, Arbore parla del momento che attraversano gli uomini di Mazzarri. «La Champions resta un sogno. L'importante è tornare in Europa. Qualche rimpianto c'è ma questa è una squadra giovane che deve ancora crescere. Se ci ricordiamo come siamo partiti, è già tanto ritrovarsi a lottare per un posto in una coppa continentale».
Una menzione particolare la merita Fabio Quagliarella. «Lo capisco: è napoletano, tifoso del Napoli e in campo vorrebbe spaccare il mondo. Deve stare più tranquillo, più rilassato. È un grande calciatore e avrà modo di farci togliere tante soddisfazioni».Il Calcio Napoli pare stia cercando un nuovo inno per la squadra: «Questo non è il mio mestiere, anche se tante mie canzoni sono diventate cori da stadio. Più che scrivere un inno, comunque, userei una bella canzone napoletana. Le nostre melodie sono bellissime. Ad esempio prenderei 'L'Arte do sole' e la riscriverei in onore del Napoli. Per me funzionerebbe».
La rotta per tornare tra le big del calcio italiano è stata ormai tracciata. «De Laurentiis, oltre ad essere un amico, è un imprenditore serio e competente. Ricordo quando mi invitò per la prima partita in serie C con il Cittadella. Speriamo che tra qualche anno il Napoli possa ritornare a vincere qualcosa di importante». Del resto gli anni maradoniani Arbore li ha vissuti in prima linea. «Ricordo la festa per il primo scudetto. Quella trasmissione con Minà e Troisi fu indimenticabile. Facemmo cantare pure Diego. In quei giorni la città impazzì di gioia».
Per la gentile concessione si ringrazia Inchiostro on line
