QUOQUE TU, CESARE!

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Si sa, anche i matrimoni più solidi possono attraversare momenti critici che possono minare l’unità della coppia. Talvolta vedi due persone che sembrano fatte per stare insieme tutta la vita, come se niente potesse scalfirne l’unione. Anche in quel caso può accadere l’irreparabile, ancorché imprevedibile. Può essere qualsiasi cosa: un tradimento, un evento luttuoso, un dissesto economico. O anche, molto spesso, il mancato arrivo di un figlio. Succede anche nelle migliori famiglie, così si dice in questi casi. Prendiamo la Fiorentina, esempio lampante dell’ultima causa presa in esame. Non avere un bambino, nel caso di una squadra di calcio, può significare non riuscire a partorire un successo. Ci provi e ci riprovi, in mille modi, ma c’è sempre qualcosa che ti stronca sul nascere il grido di gioia. Così la coppia scoppia, e nel caso di una società sportiva la coppia non può che essere quella composta da allenatore e presidente. 

Convince ma non vince. Questo il peccato originale della Fiorentina dei Della Valle, da sempre marchiata dall’onorevole crisma di “Arsenal all’italiana” per la sua politica di valorizzazione dei giovani. Tante soddisfazioni condite da pochi successi, roba che può mettere in serio pericolo tutte le tue certezze, se sei italiano e quindi ossessionato dall’ebbrezza della Coppa sollevata in cielo. È vero, il lavoro di Wenger a Londra è stato corroborato da uno storico double, da un altro scudetto e da una più recente finale di Champions’ League, cose che Prandelli sogna la notte salvo svegliarsi poi in un bagno di sudore. Ma i successi dell’Arsenal puzzano ormai di preistoria, e non per questo il tecnico transalpino ha mollato la baracca per cercare fortuna altrove. Prandelli no, invece, Prandelli vuole vincere e anche presto, non può più aspettare i piccoli passi della dirigenza viola. Un giorno flirta con la Juventus, l’altro con la Nazionale italiana, un altro ancora ammicca alle lusinghe di qualche squadra straniera. Logico che poi i Della Valle sbottino e facciano notare che la Fiorentina non è la ruota di scorta di nessuno e indichino la porta al pur bravissimo tecnico bergamasco. In questi cinque anni la crescita della viola è stata lenta, a volte impercettibile, ma sempre costante. A risultati tutto sommato lusinghieri si è aggiunta una qualità di gioco sempre più gradevole, roba che non si vede a Milano né tantomeno a Torino. Il tutto con l’aggiunta della piacevole sensazione di star costruendo qualcosa da zero, col cervello più che col portafogli. È un peccato lasciare questo progetto a metà, e dal fuoco incrociato delle dichiarazioni di questo weekend pare proprio che sia il mister a voler andare via, non il padrone a volerlo cacciare. 

La Juve chiama, difficile resistere alle lusinghe del blasone soprattutto se quell’odore l’hai già sentito da vicino diversi anni fa. Prandelli tentenna di fronte al richiamo dell’unica squadra che gli abbia mai regalato successi importanti, seppur soltanto da calciatore. È una scelta comprensibile ma fino a un certo punto, perché con un altro po’ di pazienza avrebbe coronato con la Fiorentina i suoi sogni di gloria, nel modo più onorevole e soddisfacente possibile. Perché se sei a bordo di una fuoriserie vincere è bello, ma vuoi mettere l’appagamento di portare al successo un piccolo bolide costruito in officina da te stesso?P.S. Piccolo consiglio per la proprietà della Fiorentina qualora Prandelli andasse via veramente: è Gasperini il suo erede naturale. Bravo, spettacolare e abile con i giovani, l’ideale per proseguire un progetto così ambizioso. Piccolo inconveniente? Anche lui è innamorato perso della Vecchia Signora, e subire di nuovo lo stesso smacco fra qualche anno non sarebbe facile da digerire per nessuno…

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