NOI CI SIAMO… MA LA JUVE DOV’E’?

Dove sono i bianconeri? Questa è la domanda che rimbalza dalla tribuna stampa agli studi tv, perché la vera notizia di questa sera non è il ritorno del Napoli alla vittoria, bensì l’harakiri di una squadra che sembra essere entrata in una crisi ormai irreversibile. Non che ce ne importi qualcosa, sia chiaro, perché all’occhio inumidito del tifoso azzurro (fa sempre un certo effetto bastonare la Juve, benché derelitta) l’unica cosa che conta è la resurrezione dei propri beniamini. 

Tutti, dal più brillante al meno in forma, hanno giocato stasera la partita della vita. Non poteva essere altrimenti, in una notte che segnava il punto di demarcazione delle ambizioni azzurre. Dentro o fuori, sarebbe stato difficile rimontare in classifica se la gara fosse finita dopo dieci minuti. Perché tanto è durata la Juventus di Zaccheroni, giusto il tempo di sfruttare con Chiellini un’amnesia di gruppo della difesa partenopea. Poi, quasi a voler dimostrare che quel gol era stato solo frutto del caso, Del Piero e compagni hanno pavidamente tirato i remi in barca, porgendo il fianco alle offensive di undici bufali impazziti. Confusionari per tutto l’arco del primo tempo, al punto di non riuscire a creare neanche una palla gol nitida; ma lucidi e spietati nella ripresa, in campo soltanto per far polpette delle pecorelle bianche e nere, inermi di fronte a cotanta furia. Prima il rigore che Hamsik calcia sulla traversa, che ti fa pensare che forse non è serata e saranno altri quarantacinque di assalto sterile. Ma quegli undici metri di imprecazioni erano solo le doglie di un “parto” che per Marek è arrivato pochi minuti dopo. Cross al centro di un Quagliarella finalmente brillante, stacco dello slovacco e palla in rete, ecco la attesissima dedica per il figlioletto nato due mesi fa. La vittoria si fiutava nell’aria, complice il disarmo degli avversari, e puntuale è arrivato il vantaggio. Segnato, vivaddio, proprio dal più atteso di tutti, e forse non è un caso neanche questo. È bello segnare alla Juve ma è ancora meglio se a metterla dentro sono i due calciatori che più avevano bisogno del gol, per giunta spalleggiati reciprocamente da un delizioso assist. Da qui in poi ti aspetti di soffrire… macché. È tutta accademia, la Juve non esiste, la Juve si ferma di fronte ad un muro composto da tre blocchi di granito, il più brillante ancora una volta Grava, superlativo nelle chiusure d’anticipo. A quel punto sembra una logica conseguenza il terzo gol in contropiede, firmato dall’altro “festeggiato”, quel Pocho Lavezzi che negli appuntamenti che contano mette sempre il vestito buono. Anche in questo caso l’aiuto arriva dalla difesa juventina, che nell’occasione ha fatto quasi tenerezza, sbandando come quella di una matricola neopromossa. Il risultato si blocca lì, le braccia vanno al cielo e la classifica torna a far sognare.

Sesta posizione, zona Uefa piena, ma non è questo che conta più di tutto. Ecco il motivo di tanto interesse nei confronti delle disgrazie altrui: il messaggio forte arrivato da questo turno infrasettimanale è che Juve e Fiorentina non sono superiori, anzi se possibile anche una spanna sotto. A questo punto la corsa Champions’ si riapre senza dubbi. Palermo, Samp e Napoli possono giocarsela fino alla fine. E a questo punto chi ha il coraggio di dire che le altre sono superiori?

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