IL BILANCIO FRENA I SOGNI DI GLORIA: BIG IN PARTENZA?

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Tra sogni e realtà il mercato del Napoli è ad un bivio. Ben analizzando il momento del calcio mondiale e la situazione economica internazionale, risultano comprensibili le difficoltà che il ds Bigon sta incontrando sul suo operato. Con un occhio al bilancio ed uno al mercato, stenta a concretizzarsi ogni qualsivoglia trattativa. Per un Napoli che vuole decollare in Europa, la vera zavorra è rappresentata dall’onerosità di cartellini ed ingaggi. Storie vecchie, ma mai demodè! E’ il calcio signori, mestiere per pochi, pochissimi grandi “imprenditori”. E di imprenditoria è giusto parlare quando le società sportive sono solo la punta dell’iceberg che si cela nel mare in cui stentano a sopravvivere le “controllanti”, in special modo in un periodo di grande regressione. Giusto per capirci: la Fiat controlla la Juventus, l’Italpetroli la Roma, la Filmauro il Napoli e così via. Società che fanno da sfondo, le cui manovre politiche ed organizzative non possono non incidere sulle squadre, chiamate ad adeguarsi sia in fase di programmazione che a consuntivo. Il calcio dei “ricconi” è ormai desueto in una realtà come quella italiana che stenta a ritrovare il suo splendore. Real Madrid, Barcellona, Manchester City sono oggi forse le uniche società al mondo a potersi permettere ingaggi da capogiro, acquisti multimilionari. Punto fondamentale del nuovo modo di intendere calcio è il Break Even Point (B.E.P.) o punto di pareggio economico. Il punto in cui il valore della produzione riesce a raggiungere quanto meno i costi della gestione in modo da assicurare al bilancio d’esercizio una chiusura non in perdita. Obiettivo minimo, ma come ben si può capire di difficile attuazione. Ed allora si badi: una scelta è doverosa. Perpetuare nella politica del “continuiamo come abbiamo sempre fatto”, oppure infliggere una sterzata “storica” all’assetto economico del calcio ricercando, prima dei successi sportivi, l’equilibrio economico. Il calcio, se qualcuno lo avesse dimenticato, non è più uno sport, né tantomeno un gioco. 

A più di un mese dalla fine del campionato il patron De Laurentiis è tornato a fare la voce grossa. Tutti sono importanti, ma bilancio alla mano nessuno è indispensabile, le sue parole. Traduzione: se arrivano offerte importanti tutti sono cedibili. Ed allora il dibattito è ben che servito. Cedere o non cedere, questo è il problema. Tifosi e dirigenti, cuore e testa, come detto sogni e realtà. Ognuno ha la sua idea, ognuno il suo asso nella manica. Ma è facile parlare, molto meno rendersi conto di avere circa 37 calciatori in rosa ovvero due squadre! Vendere in un mese almeno 15 giocatori non è certo semplice, ma potrebbe sembrare avventato ricercare nuovi calciatori avendone una dozzina da piazzare… Si decide quindi il futuro, in pochi giorni. Puntare forte sul vivaio, sulle nuove generazioni, sulle promesse del panorama calcistico internazionale oppure scegliere la sicurezza e l’esperienza acquisendo giocatori “importanti” e già maturi per non sfigurare in Europa League. Ovvero perseguire obiettivi di lungo periodo, accantonando almeno per qualche anno manie di grandezza per poi raccogliere i frutti sperati solo in futuro, oppure puntare tutto sul presente continuando ad investire fior di milioni tentando una scalata repentina nella gerarchia dell’elite del calcio europeo. L’unico errore da non commettere sarebbe quello di vendere i campioni per stipendiare gli esuberi, scelta che di sicuro sarebbe accolta da una movimentazione popolare! Ad una prima valutazione delle parole del presidente del Napoli, la linea guida per il futuro sembrerebbe marcata, ma De Laurentiis ci ha abituati ad improvvisi exploit, a pennellate d’autore per dare linfa a quella “voglia azzurra” che dilaga in città. Per il momento i tifosi del Napoli non possono far altro che aspettare inermi, sperando magari che anche quest’anno sotto l’ombrellone arrivi un regalo dal mercato!

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