ECCO JOSE’ SOSA, IL PRINCIPITO CHE ASPIRA ALLA CORONA

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Ha firmato. Ci ha messo un po’ ma poi alla fine Josè Sosa ha raggiunto il suo obiettivo. Non che dipendesse da lui, sia chiaro. Fosse stato per lui, l’argentino sarebbe a Napoli già da un mese, affascinato dall’ambizioso progetto di De Laurentiis e da una città che in Argentina ha un appeal inimitabile. Se è passato tutto questo tempo prima di ufficializzare il matrimonio è stato per scelta del Napoli, che ha imbastito una lunga trattativa per strappare le condizioni più convenienti. Non c’era fretta e quindi Bigon ha potuto lavorare sul logoramento, facendo forza sulla necessità del Bayern di non perdere il giocatore a costo zero a giugno. Alla fine l’ha spuntata a prezzo di saldo, 2 milioni di euro per un calciatore di questo calibro sono davvero un’inezia. Contratto quadriennale per Sosa, le cifre dell’ingaggio non sono ancora chiarissime ma ciò che invece è cristallino è l’importante ruolo che questo ragazzo può avere nel Napoli, se riuscirà ad esprimersi al meglio.

Cosa che negli ultimi tempi non è quasi mai avvenuta, nonostante l’inizio di carriera lasciasse intravedere luci luminose all’orizzonte. Josè Ernesto Sosa nasce a Carcaranà, in Argentina, il 19 giugno del 1985. Cresce nell’Estudiantes, l’unica squadra sudamericana di cui abbia vestito la maglia; inizia presto ad affacciarsi alla prima squadra, nel 2002. Da lì è un’escalation di ottime prestazioni che gli valgono presto il posto da titolare e successivamente un ruolo di imprescindibile all’interno del club della Plata, fino a conquistare anche la Nazionale. Poi nel 2006 si consuma il trionfo: dopo ben 23 anni l’Estudiantes di Simeone vince il campionato di Apertura, e Sosa recita un ruolo di grande protagonista, giocando spesso da mezzala destra o sinistra per non pestarsi i piedi con la brujita Veron, leader della squadra. Nonostante la posizione non sia delle più congeniali, Sosa mette in mostra tutta la sua tecnica e l’eleganza nel tocco. Il Bayern se ne innamora ed inizia un corteggiamento che culmina nel febbraio 2007. L’esperienza bavarese non va come sperato, poiché a causa del folto centrocampo del Bayern lo spazio è poco e le presenze di conseguenza non sono tantissime: trentacinque in due stagioni, di cui molte collezionate dalla panchina. Per questo, in cerca di nuova visibilità, Josè chiede la cessione in prestito in Argentina, come molti suoi connazionali che falliscono la chance europea. Lo riprende il “suo” Estudiantes, dove disputa il clausura 2010 e torna titolare ed autore di ottime prestazioni, che gli valgono anche la convocazione nei pre-convocati di Maradona a Sudafrica 2010, dove però risulta fra gli esclusi dell’ultimo momento. Al ritorno in Germania mette le cose in chiaro: vuole andare via, e vuole andare al Napoli. Se non lo avesse fatto ora lo avrebbe fatto a fine stagione, a parametro zero, perciò il Bayern ha preferito monetizzare, perdendo molti dei 10 milioni sborsati in quel febbraio 2007 ma recuperando un minimo dell’investimento iniziale.

Sosa approda a Napoli con tanta voglia di rivincita, ma consapevole che la concorrenza in azzurro non sarà minore che in Baviera. Sembra improbabile che Mazzarri lo schieri in mediana, molto più plausibile che invece lo consideri un’alternativa ad Hamsik nei due a ridosso della punta. In fondo Josè Sosa nasce fantasista, ecco perché quel ruolo gli si potrebbe cucire perfettamente addosso. L’eleganza del trequartista c’è tutta e gli è valsa il soprannome di Principito; la speranza è che questo nomignolo duri ancora per poco e si evolva presto, perché si sa che ogni principe aspira a diventare un giorno re…

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