CI SALVANO GLI ALTRI

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Deprimente, avvilente, demoralizzante. Sarà anche una voce fuori dal coro di chi si ferma ad analizzare dati prettamente statistici, che come tutti sappiamo sono buoni solo per le tabelle; ma quanto visto oggi al San Paolo, e non solo oggi ma anche in altre occasioni molto simili a questa, deve far riflettere e non poco sul futuro a breve e a lunga scadenza di questo Napoli.

Si dirà che non è tutto da buttare in una gara giocata ad una sola porta, in cui il migliore in campo per distacco abissale è stato il portiere avversario. Forse è vero, ma non è questo il modo più costruttivo di rapportarsi ad una prestazione del genere. Bisogna fare ammenda se si vuole iniziare a ragionare da grande squadra, se ci si vuole considerare degni di essere fra le prime sette del campionato. Riflettiamo su cosa non va, senza piangere sui punti che si potevano perdere o su quelli lasciati agli arbitri. Il problema non è il Napoli che perde o pareggia in casa; il vero problema è il Napoli che non gioca, che non arriva in porta, a prescindere dal risultato. L’impressione che si è avuta sia contro il Parma che contro il Cagliari è quella di una squadra senza personalità, incapace di fare la partita quando serve. Gli uomini di Mazzarri sono bravissimi a giocare di rimessa o a strappare risultati prestigiosi sulle ali dell’entusiasmo o dell’orgoglio, ma si perdono in un bicchiere d’acqua quando di fronte ci sono squadre molto meno tecniche che si chiudono a riccio per ammazzare l’estetica del gioco. Sia chiaro, nessuno pretende che Cannavaro e compagni abbiano la sicurezza del Barcellona, che prova e riprova prima o poi la difesa avversaria la scardina sempre, ma almeno provarci sarebbe già un buon passo in avanti. Invece trascorriamo novanta minuti a roderci il fegato per uno sterile tiqui-taca che palesa un’assenza di idee sconcertante per chi sulla carta vorrebbe fare concorrenza alle grandi. Il motivo, manco a dirlo, sta sempre e comunque nell’assenza di un regista di ruolo, prima ancora che nella panchina corta. È scandaloso presentarsi in campo senza neanche un attaccante di riserva, ma ci si può sempre appellare alla sfortuna che fa fuori in un colpo tre punte su quattro. È invece ingiustificabile vedere in mezzo al campo due medianacci con i piedi di legno che buttano via più palloni di quanti ne recuperino. Vuol dire affidarsi sempre alla buona vena di Hamsik e Lavezzi, che saranno campioni ma non sono certo robot, e quando vengono meno loro sono dolori perché nessun altro è in grado di accendere la luce. Gargano è un equivoco tattico pluriennale, nessuno ha ancora capito che tutto può fare fuorché impostare il gioco. Pazienza è ormai la copia sbiadita di se stesso che era già la copia sbiadita del “Mota” uruguagio, quindi nulla mette e nulla toglie ad una mediana avarissima di contenuti. Come vogliamo sperare di arrivare in porta in maniera lineare se alla base del gioco c’è una fonte così arida?

La fortuna, a voler comunque essere solari ed ottimisti, sta nell’aver recuperato un altro punto a quelle che ormai restano le dirette concorrenti per l’unico obiettivo stagionale: il settimo e ultimo posto utile per la qualificazione in Europa League. L’inettitudine di Fiorentina e Genoa ci lascia in dote un vantaggio di platino in vista del rush finale, che presenta un calendario tutto sommato abbordabile. Resta un ultimo sforzo per togliersi una grandissima soddisfazione, perché è vero che dopo 7 partite avevamo 7 punti e pertanto questo gruppo va soltanto ringraziato, dal primo all’ultimo interprete, allenatore compreso. Comunque vada, la conquista dell’Europa sarà un traguardo importante e prestigioso. Non importa se parliamo del campionato più mediocre degli ultimi anni: se andrà in Uefa, il Napoli si potrà considerare fra le prime sette squadre d’Italia. E per il momento può bastare anche così. O no?

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